Fear Factory
Mechanize

2010, AFM Records
Industrial Metal

Tanto rumore per nulla, "Mechanize" lascia in eredità ben poco.
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 04/02/10

E così anche i Fear Factory entrano nel club dei nobili decaduti. Rispettando lo stile crudo degli americani, possiamo dire che “Mechanize”, lavoro preceduto da un'enorme aspettativa, è un disco che non lascia nulla in eredità, se non la constatazione di fatto che i recenti Fear Factory sono una band che vive solo in virtù del proprio nome e della propria storia.

Brutto a dirsi ma le cose stano così, anzi a dire il vero la decadenza era in atto già da tempo, come testimonia ad esempio il precedente e scarso “Transgression”; della formazione che ha rivoluzionato il metal anni 90, creando migliaia e migliaia di cloni in tutto il globo terracqueo, è rimasto solo il nome, gli stilemi e poco altro. Sì perché “Mechanize” è un disco che racchiude tutto quello che può essere accostato ai californiani, dalla proverbiale freddezza e meccanicità, alla violenza sfrenata di alcuni passaggi, dalla precisione chirurgica del riffing, alle classiche aperture melodiche nei ritornelli... Insomma, i Fear Factory che conosciamo ormai a memoria. Purtroppo questo non basta più, a patto di non chinare il capo e sorbirsi i vari “polpettoni” che il mercato offre, senza un minimo di critica.

A nulla è servito il ritorno di Dino Cazares, anzi, a giudicare dai suoi ultimi parti (vedi i deludenti Divine Heresy), potremmo quasi azzardare che sia stato un “male”, oltre ad aver allontanato dalla band Olde Wolbers, come poco ha portato l'avvicendamento alla batteria: fuori il fenomenale Raymond Herrera (pilastro storico dei nostri) e ingresso di un mostro delle pelli come Gene Hoglan, praticamente costretto a seguire a ruota le ritmiche, senza dare particolari segni di sè. Un disco pieno zeppo di riempitivi, di soluzioni tirate fuori da un calderone ormai stantio, privi della necessaria brillantezza. Le melodie di Burton C. Bell non incidono, gli inserti industrial sono solo a margine, le tracce scorrono piatte, senza sussulti, a volte mascherate da Divine Heresy in versione factoriana ("Industrial Discipline"),  inconcludenti (la banale strumentale "Metallic Division"), o anonime canzoni thrash solamente rivisitate ("Fear Campaign").

Potrà sembrare fin troppo ingeneroso, ma superato il breve periodo di “stupore” dato dalle prove strumentali sempre di grandissima nota (e coi nomi in campo vorrei pure vedere...), rincuorati da qualche buon colpo di reni ("Powershifter" e la conclusiva "Final Exit"), non si può non giudicare negativamente questo “Mechanize”. Altri nobili decaduti, altro supergruppo con “carrambata” annessa... Potrà anche piacere, è un miglioramento rispetto al precedente lavoro, ma il consiglio è di andare oltre senza indugi.



01.Mechanize

02.Industrial Discipline

03.Fear Campaign

04.Powershifter

05.Christploitation

06.Oxidizer

07.Controlled Demolition

08.Designing The Enemy

09.Metallic Division

10.Final Exit

 

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