Brian Howe
Circus Bar

2010, Frontiers Records
Melodic Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 27/02/10

Il nuovo lavoro della carriera solista di Brian Howe (voce partecipe di progetti storicamente  significativi come i Bad Company, o l’album “Penetrator” di Ted Nugent) mi è stato presentato come un album heavy metal. Sebbene la cosa mi suonasse piuttosto strana, la cover del disco e l’iniziale, energica, “I’m Back” mi hanno fatto pensare in tutto e per tutto ad una conversione metallica da parte della splendida ugola del buon Brian.

In realtà, “Circus Bar” – opera seconda del Nostro, giunta tredici anni dopo l’esordio solista “Touch” – tradisce immediatamente, con “Life’s Mystery”, un senso di assoluta melodia, veicolato da un gioco di chitarre acustiche intrecciate ad una sezione ritmica che sprizza freschezza da ogni singola nota, quel… senso musicale alla Bryan Adams, mi verrebbe da dire, concretizzato magnificamente nel capolavoro di questo cd, quella “Sorrounded”, durante l'ascolto della quale è davvero impossibile non farsi coinvolgere da un ritornello semplicemente perfetto.
Una produzione brillante e quella che ho già definito un’ugola splendida forniscono poi il giusto contorno ad un album che ha tutte le premesse per essere definito un capolavoro.

…Eppure così non pare essere (so che il voto in fondo alla pagina l’avete già visto come prima cosa). Purtroppo, la perfezione formale di questo album si accompagna tragicamente ad una mancanza generale di interesse. Lasciate che mi spieghi meglio, dipingendo una situazione semplice e lampante: dovreste entrare in contatto con questo cd in qualche situazione particolare, come durante una festa o sulla macchina di qualcuno, vi sarebbe praticamente impossibile desiderare che qualcuno cambi il disco. Allo stesso modo, però, difficilmente andreste a cercare “Circus Bar” di vostra spontanea volontà.
Un disinteresse evidentemente causato da una composizione che, in parole povere, non rende giustizia alle figure coinvolte in questo progetto.
Se poi unite al tutto un senso generale di stucchevolezza zuccherosa a livello lirico (difficilmente su una “My Town” – che spiega quanto sia bello il paesello di Brian col campo da calcio nel quale giocava da bambino – non storcerete il naso, a meno che non siate amanti di un certo qualunquismo fricchettone alla Jovanotti), il quadro potrebbe realmente risultare indigesto.

Attenzione però: potrebbe risultare ugualmente interessante ed entusiasmante. Sono onestamente convinto del fatto che, se si rimane coinvolti da questo album, allora la delusione è una sensazione praticamente impossibile da provare.
La valutazione che vedete in fondo tiene quindi conto della perfezione formale di un lavoro che, per quanto fresco e potenzialmente accattivante nelle melodie, potrebbe non mostrare la giusta presa su tutti i tipi di ascoltatore.
Per quanto banale, alla fine il mio consiglio è uno solo: provatelo, e sicuramente capirete se il prodotto fa al caso vostro.



01. I’m Back
02. Life’s Mystery
03. There’s This Girl
04. Could Have Been You
05. Surrounded
06. Flying
07. How It Could Have Been
08. My Town
09. How ‘Bout That
10. Feels Like I’m Coming Home
11. If You Want Trouble
12. Feelings
13. Holy Water
14. Little George Street

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