Alestorm
Captain's Morgan Revenge

2008, Napalm Records
Power Metal

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 28/03/09

Che il genere piratesco stia vivendo una seconda giovinezza non è un segreto. La spinta data dalle recenti proposte cinematografiche ha senza dubbio fatto ricordare ad ognuno di noi quanto i temi legati alle bandiere nere coi teschi ci vadano a genio. Tra le mani ho l’ennesimo cd con artwork dedicato a questo mondo sperduto nei ricordi e che rappresenta, in questa occasione, il debut album degli Alestorm.
La scanzonata band scozzese nasce a nel 2004 da un’idea del cantante e tastierista Christopher Bowes che prende originariamente il nome di Battleheart per poi trovare un assetto definitivo con l’uscita di un EP autoprodotto del 2006.
 
Ma passiamo ora alle dieci tracce che compongono l’esordio e lasciamoci trasportare nella tempesta di birra che infuria tra le note della vendetta del capitano Morgan.

Il sound proposto dalla ciurmaglia di Bowes riprende i canoni power metal dei Grave Digger con, a sfondo, le tematiche piratesche dei sempre amati Running Wild arricchiti da elementi folk e cinematografici che per quanto non sembrino eccessivamente originali danno vita ad un lavoro fresco e decisamente piacevole all’ascolto.
E’ una suggestiva introduzione quella che ci porta direttamente ai Carabi, in un mondo fatto di mare, spiagge, sabbia bianca e taverne putride. Con "Over The Seas" l’avventura ha inizio e vengono subito presentate le caratteristiche musicali del combo scozzese che parte in quarta con un riffing granitico al quale la voce maledettamente accattivante di Christopher aggiunge ulteriore feeling, se poi ci aggiungiamo un moderno inno piratesco come ritornello e soli di chitarra e di tastiera di pregevole fattura il quadro è ormai chiaro: l’avventura  è decisamente coinvolgente.
Le impressioni dell’opener vengono ulteriormente esaltate dalla title track "Captain Morgan’s Revenge" nella quale ad un intro di matrice speed fa seguito un ritmo folkeggiante che trova il suo apice in un chorus che sin da subito entra nella mente per non uscirne mai più. Le vicende legate all’ammutinamento del Capitano Morgan vengono ben rese anche dal punto di vista musicale con una riuscita alternanza di ritmi ed un break centrale in cui il drumming di Migo Wagner merita una nota di merito.

Si giunge così a "The Huntmaster", pezzo che nella  sua parte iniziale ricorda i migliori lavori della ciurmaglia spagnola "Mago De Oz" per poi lanciarsi sulla strada aperta tanti anni fa da capitan Kasparek. La sessione ritmica è tagliente e da vita ad un pezzo che avrà sicuramente un grandissimo impatto in sede live, il tutto impreziosito da un testo molto divertente che esalta il ruolo fondamentale della birra nel mondo dei pirati (ma non era il rum?).
Con "Nancy The Tavern Wench" si vive un momento di quiete prima della tempesta in cui si narra una tipica serata da  "Nancy" nella quale un intro di fisarmonica ed un ritmo cadenzato fanno da sottofondo ad una piacevole serata alcolica tra pirati. E’ un bellissimo quadro di una malfamata taverna di Tortuga, e chiudendo gli occhi se ne riescono quasi a percepire gli acri odori.

Non c’è più tempo per la birra, la battaglia comincia con le successive "Death Before The Mast" e "Terror On The High Seas" il sound si fa serrato e velocissimo e confeziona due pezzi power /speed di grande impatto che mieteranno vittime tra i tutti coloro che accorreranno a vederli in sede live. Due pezzi che mettono in secondo piano le componenti folk per esaltare tutta la potenza della band di Perth e che, anche se si discostano in termini di sound dal restante contesto, riescono nell’intento di farci vivere il caos e l’azione concitata di una battaglia navale.
La successiva "Set Sail And Conquer" riporta i Nostri su temi più cinematografici e rappresenta forse la perla più preziosa all’interno del forziere del Capitano Morgan sviluppandosi con una ritmica possente che fa da sottofondo all’arrembaggio finale. Il pezzo è epico e maestoso ed è impreziosito, ancora una volta, dagli ottimi soli di tastiera e chitarra coi quali il Capitano Bowes ed il Nostromo Harper si esaltano dimostrando che gli Alestorm oltre ad essere simpaticamente scanzonati ci sanno fare con le sciabole (ops… volevo dire gli strumenti) in mano.
Sui testi di Joe McQuade si sviluppa la successiva ballata piratesca che per l’occasione prende il titolo di "Of Treasure", brano caratterizzato dall’utilizzo di chitarre acustiche e che fa da ponte all’ultimo colpo di cannone.
"Wenches And Mead" è il ritorno a casa, con le ferite ancora fresche per la recente battaglia, ma carichi di voglia di festeggiare e di riabbracciare l’amata birra. Il pezzo ha un’irresistibile incedere power/folk molto veloce e dal ritornello trascinante e allegro: è ora di festeggiare.
Il viaggio per mari alla ricerca di avventura e tesori è finito e ora che siamo di nuovo da "Nancy" la nostra unica preoccupazione è quella di bere più birra possibile: alziamo i calici e uniamoci al coro di una "Flower Of Scotland" mai così divertente, sgraziata e "alcolica": ma che ci volete fare… siamo pirati!

Sono rimasto positivamente impressionato da come questi quattro ragazzotti di Perth siano riusciti a confezionare un disco divertente, allegro e accattivante utilizzando ingredienti che presi singolarmente sembravano aver esaurito la loro spinta creativa. Efficace la produzione per quanto riguarda le parti più prettamente metal del disco mentre talvolta il suono delle tastiere e gli inserti folk tendono ad essere poco puliti, ma trattandosi di un  debut album sono mancanze che si possono comprendere.

Si tratta di un album che mi sento di consigliare a tutti gli amanti del power metal degli anni ottanta: gli ingredienti per farvelo amare ci sono tutti e nonostante l’abbondante dose di birra alla fine avrete ancora sete di Alestrom.



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