30 Seconds To Mars
This Is War

2009, Virgin/EMI
Rock

La roboante dichiarazione di guerra dei fratelli Leto nei confronti della vita.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 07/12/09

Per chi, come me, ha scoperto (ed amato immediatamente) i 30 Seconds To Mars all’uscita del loro secondo album “A Beautiful Life”, nel tardo 2005, l’attesa nei confronti di questo “This Is War” (terzo album in studio) è stata decisamente consistente. Covavo in modo molto naturale, quindi, elevate aspettative nei confronti di un’opera la cui gestazione è stata sì lunga, ma anche decisamente curata.

Due sono gli elementi che si avvertono immediatamente e che contraddistinguono questo lavoro da tutti gli altri partoriti in casa Leto (il frontman Jared è anche un celebre e talentuoso attore ): Flood e l’Echelon.

Flood è uno dei produttori più richiesti ultimamente, forte di aver lavorato agli ultimi lavori di U2 e Depeche Mode, tra i tanti, conferendo a tutte le band per la quale lavora un’impronta fortemente personale ed altamente riconoscibile. Non fanno eccezione, in questo senso, neanche i 30 Seconds To Mars, per cui questo cd suona maggiormente sintetico e “patinato” rispetto alle produzioni passate della band. Per accorgersene, basta ascoltare l’elettronica marcata dell’iniziale “Escape” (con atmosfere apocalittiche e marziali alla “Terminator” che verranno riprese successivamente anche sulle conclusive “Stranger In A Strage Land” e “L490”), piuttosto che la serrata “Hurricane”, dal forte sapore depechemodiano. D’altro canto, anche l’effetto “brillantante” apportato dalla produzione di Flood a chitarre e sezione ritmica è fortemente avvertibile, e, ascoltando una “Closer To The Edge”, è davvero impossibile non farsi venire in mente gli U2.

L’Echelon, invece, è il nome che da sempre contraddistingue l’energia che i fan donano alla band. Come se non bastasse l’aver elaborato un concorso via internet (il “Faces To Mars” attraverso cui sono state selezionate 2000 foto di fan a rappresentare altrettante diverse copertine dell’album), i Nostri si sono addirittura superati, nei confronti della valorizzazione del proprio pubblico, organizzando sporadici raduni in giro per il mondo e, comunicando gli appuntamenti via Twitter e Facebook, la band ha fatto cantare alle platee accorse a questi cosiddetti “Digital Summit” i cori dell’album, per poi usare queste registrazioni come fossero vere e proprie linee di tastiera lungo tutto il corso del cd. L’effetto è semplicemente galvanizzate, e se credete che il coro del singolo “Kings And Queens” sia già fortemente ed eccessivamente clamoroso… beh, non avete idea della chiamata alle armi epica che vi attende su “Vox Populi”, piuttosto che la ola travolgente che dà inizio alla title-track (fa davvero dispiacere sapere che questo album non uscirà abbinato ad un’edizione in formato DVD con remix in multi-canale, capaci di conferire alla musica la spazialità che le compete, quando è così ricca e roboante).

Parlando della canzone che dona il titolo dell’album e della sua magnifica coda acustica e disillusa, “100 Suns”, ho il pretesto per introdurre una riflessione sulle liriche di questo cd. La guerra dei 30 Seconds To Mars, utilizzata a spron battuto anche nei claim promozionali del cd o dei live, non è né una lotta sociale, né tantomeno politica o, men che meno, religiosa. La guerra di Jared Leto è tutta edonista ed esistenzialista: in altre parole, la guerra che tutti noi conduciamo semplicemente vivendo ed avendo a che fare ogni giorno con i nostri problemi, i nostri conflitti e le nostre speranze nei confronti di un domani migliore e luminoso. L’album, quindi, non è epico in modo machista: lo è in senso filosofico. Di conseguenza, è diversa ma non meno intensa la sensazione di volo e di abbandono che, spesso, si avverte sui ritornelli sempre molto ariosi di quest’opera.

I difetti di questo album, principalmente, sono anche i suoi pregi. La produzione di Flood ha tolto ulteriormente un layer di oscurità e dannazione alla musica dei 30 Seconds To Mars, processo già avviato dai Nostri tra il debut album ed il successivo “A Beautiful Lie”, ed ora l’unico elemento di unicità rimasto, oltre alla sempre splendida ed emozionante voce di Jared Leto - capace di cavalcare con vertiginosa dolcezza e rabbia ogni tipo di canzone - è quel senso di placida contemplazione e sospensione che, da sempre, caratterizza la proposta della band, una sorta di misticismo latente che si è costantemente manifestato anche nei loro video (osservate la desolazione notturna di una Los Angeles deserta in “Kings And Queen”, piuttosto che le distese ghiacciate che, in passato, erano presenti nel video di “A Beautiful Lie” ). Allo stesso modo: se non si entra in contatto con lo spirito dell’opera, l’Echelon risulta eccessivo e fastidioso, nonché pomposo e ridondante, fornendo probabilmente ai detrattori della band – come se ce ne fosse bisogno – un ulteriore motivo di scherno e denigrazione. Il risultato di tutto questo fa sì che il cd si rimetta con disarmante onestà alla valutazione personale di ciascuno di noi, secondo la sua unica e spiccata sensibilità musicale.

Al di là di tutto, mi sento comunque di affermare che, oggettivamente, “This Is War” è l’album più debole della discografia attuale dei 30 Seconds To Mars, e tutto a causa di una seconda parte assolutamente non entusiasmante come la prima. Attenzione però: è di una debolezza relativa che sto parlando, in senso assoluto questo album offre molteplici layer di interesse (come l’uso della voce francese in “Night Of The Hunter”, piuttosto che una ricchezza di atmosfere e situazioni sempre diverse) che, fondamentalmente, confermano i 30 Seconds To Mars come la migliore band del cosiddetto nuovo Emocore mainstream sulla faccia del pianeta terra (anche se di Emo – liriche e screamo a parte – io nei 30 Seconds To Mars ne ho sempre avvertito gran poco…).

Se volete continuare a non ascoltarli, piuttosto che ascoltarli con orecchie superficiali - che equivale a non ascoltare - beh… peccato per voi, vi state perdendo qualcosa di decisamente intrigante.



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