Dark Funeral
Angelus Exuro Pro Eternus

2009, Regain Records
Black Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 25/11/09

Che i Dark Funeral siano una delle band più estreme del pianeta lo sanno anche i sassi. Altrettanto famosa è la coerenza stilistica nel ribadire ad ogni tornata la tipica furia che pare non affievolirsi col passare degli anni, quella stessa furia che ha permesso ai nostri di assumere un ruolo di prestigio nel panorama black, oltre al merito di aver dettato i confini della declinazione svedese del genere, in coabitazione con i connazionali Marduk.

A quattro anni dall'ultima uscita ci ritroviamo con questo nuovo "Angelus Exuro Pro Eternus" , quinto full-length in carriera, che ricalca quello che avevamo sentito col precedente "Attera Totus Sanctus". Un disco che fa della velocità la sua arma principale, con il classico riffing svedese, frenetico e melodico quanto basta, batteria lanciata in blast beat supersonici, con stacchi e ripartenze da manuale. Sulla carta tutto bene, la prestazione dei nostri è sempre convincente, precisa e micidiale, il nuovo batterista Dominator viaggia che è un piacere e le canzoni si lasciano ascoltare senza troppa difficoltà.

Purtroppo per i Dark Funeral, questo disco sa tanto di brodino riscaldato, di un qualcosa suonato e composto come si deve, senza però il giusto mordente, senza quella cattiveria che avevamo apprezzato nei lavori più validi degli svedesi. Come se la band si fosse un po' fossilizzata sull'etichetta guadagnata negli anni, dimenticandosi di guardare avanti, facendo fede sul proprio pubblico, che in fin dei conti non chiedeva altro dai Dark Funeral. Un lavoro di cieca “ignoranza”, una bordata sulle gengive e poco più. Un peccato perché i nostri affiorano dalle sabbie mobili negli episodi più pacati, come "My Funeral" o "Demons Of Five". Niente di eclatante, ma almeno brani in cui oltre alla violenza viene fuori anche un po' di atmosfera, un qualcosa che riesce a caratterizzare meglio la proposta, altrimenti un po' fine a se stessa.

Un album senza infamie e senza lode, nel segno della continuità stilistica, ma con esiti meno positivi del solito. Urge nuova ispirazione e voglia di rischiare, come dimostrato recentemente dei connazionali Marduk, altrimenti la fine potrebbe essere molto vicina. 



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