Within Temptation
Mother Earth

2000, DSFA Records
Gothic

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 30/10/09

Gli olandesi Within Temptation, dopo il discreto successo raccolto dall’album d’esordio “Enter” e dall’EP “The Dance”, decisero, sul finire del secolo scorso, di mettere in stand-by il progetto per dedicarsi alla conclusione delle rispettive carriere scolastiche e vedere quindi di far conciliare l’ambizione musicale con un mondo professionale più reale, sicuro e tangibile. Con questi presupposti, il ritorno della band appariva decisamente in forse: d’altronde, cosa avevano proposto di nuovo i Within Temptation sino ad allora? Nulla, la loro musica era una semplice riproposizione dello stilema “Beauty & The Beast” caro al gothic metal di un tempo, nulla che i primi 3rd And The Mortal, The Gathering e Theatre Of Tragedy non avessero fatto, con successo, già alcuni anni prima della venuta di questi ragazzi.

Tuttavia, la voglia di provarci di nuovo prevalse su tutto… e meno male, direi, visto che con “Mother Earth” i Within Temptation non solo ottengono un successo commerciale tanto meritato quanto inaspettato, ma segnano una tappa fondamentale nell’evoluzione di tutta la scena female fronted metal, quantomeno di quella olandese.

Procediamo tuttavia con ordine, e non permettetemi di mettere subito il carro davanti ai buoi. Basta già il trittico di singoli iniziale per cominciare a gridare al miracolo, quando ci si approccia per la prima volta a “Mother Earth”. La title-track, col suo incedere epico ed incalzante, ci trascina verso un break centrale corale dal sapore solenne come la Natura stessa; abbiamo quindi la canzone che ha portato i Within Temptation al successo, quella “Ice Queen” che, con un ritornello in crescendo perfettamente innestato nel bridge, infonde brividi di inaudita intensità lungo le nostre schiene, mentre con “Our Farewell” troviamo un'autentica disperazione romantica, grazie all’interpretazione vocale, per la prima volta così “piena” ed ispirata, della singer Sharon Den Adel.

Sharon Den Adel: ne vogliamo parlare? Sharon non è una cantante tecnicamente stratosferica, le connazionali Simone Simons (Epica) e Floor Jansen (ReVamp, ex-After Forever) le fanno tranquillamente le scarpe, se guardiamo alla mera estensione vocale o all'impatto dell’esecuzione. C’è tuttavia un aspetto per cui Sharon, per quel che mi riguarda, regna semplicemente incontrastata in TUTTA l’attuale scena "al femminile": il calore della più pura e genuina emozione che la sua voce sa regalare. Nessun'altra sa interpretare i brani come Sharon, nessuna voce sa restituire, con quei timidi vibrati e quella soffice leggerezza, la vividissima sensazione, calda ed avvolgente come il più tenero degli abbracci materni, di una culla su cui coltivare (ed al contempo magicamente stemperare) la disperazione e la malinconia che il gothic dei Within Temptation, a modo suo, elargisce.

Già, perché nonostante questo album suoni più che mai bombastico, nonostante l’influenza del folk celtico apportata dal tastierista degli Ayreon Renè Merkelbac (qui alla co-produzione) risulti palese in tracce come “Never-Ending Story” o la conclusiva “In Perfect Harmony”, è altrettanto chiaro come in ogni singolo brano di cui è composto questo lavoro sia onnipresente una linea fortemente malinconica, per cui i paesaggi desolati dipinti dalle oscure “The Dance” o “Pearls Of Light” sono ancora magicamente presenti, nonostante l’abbandono del grunt di Robert Westerholt, compagno di sempre anche nella vita della nostra Sharon. Lo stesso dicasi per l’uso smodato di tastiere ed orchestra che soppianteranno, da ora in avanti, la struttura tipicamente doom delle melodie degli esordi. Basta ascoltare il senso di desolazione della promessa infranta di “The Promise”, piuttosto che la rabbia di “Deceiver Of Fools”, per rendersi conto della veridicità delle mie parole: è certamente un gothic mutato, ibrido. Eppure, ancora straordinariamente riconoscibile.

Non c’è una singola traccia venuta male in questo lavoro, sono tutte canzoni fondamentali per la riuscita di un album che ha trasformato i Nostri nel punto di riferimento di un intero genere.  Il gothic metal, specialmente quello di matrice olandese, non è più stato lo stesso, dopo che i Within Temptation hanno aperto la strada a tanti altri artisti con il successo di questo album, che ha il pregio di risultare godibile ad una fetta abnorme di ascoltatori: dalla persona che di metal non ha mai assaggiato nulla (e che mai si sognerebbe di mettersi ad ascoltarlo?), sino al goth-ster più oscuro e convinto.

Ed io, nonostante tutte queste premesse, dovrei star qui a questionarmi per decidere se sia veramente il caso di assegnare il voto che vedete qui sotto? Semplicemente ridicolo.



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