Threat Signal
Vigilance

2009, Nuclear Blast
Metalcore

Recensione di Riccardo Calanca - Pubblicata in data: 04/10/09

Il metalcore è un mondo molto vasto, così dannatamente ricco di sfumature che è impossibile classificare ogni gruppo, ogni album od ogni riff. Alla fine però, per qualche strana ragione, tutti i gruppi coinvolti convergono a questa definizione. I Threat Signal sono uno di quei gruppi che non si sa mai perfettamente in che realtà inserire, a quale definizione possono essere accostati. Pochi comuni denominatori: aggressività, tecnica, perfezionismo. "Vigilance" è il secondo album della band canadese, un’incredibile doppietta in casa Nuclear Blast, sarà un caso? Se i tedeschi hanno naso, allora forse conviene fidarsi, anche se bisogna sempre fare i conti con i gusti personali e diffidare dalle definizioni.

Quella che si autoconcedono i Threat Signal è; “una perfetta mistura di Modern Thrash con l’aggressività dei Meshuggah e dei Lamb Of God”... Ora, tra i Meshuggah e i Threat Signal c’è un eone di distanza, certo, i richiami alla band di Umea si sentono eccome, ma questa influenza sembra essere filtrata a forza nei brani di "Vigilance" e gli elementi forzati, come tutte le cose, alla lunga stonano e danno fastidio. Qualche passaggio, il riffing di una canzone, qualche tempo o qualche accelerazione di batteria, se inserite con genio in alcuni punti del disco, valorizzano e impreziosiscono il prodotto; strutturarci un intero album solo perchè “si è capaci” è un lavoro che risulta forzato e a tratti oltraggioso!


Non si dica però che i Threat Signal non hanno le carte in regola per farsi valere! La loro proposta musicale è forte di elementi differenti presi un pò dagli ultimi In Flames, un pò dagli Strapping Young Lad, un pò anche da Soilwork e Fear Factory, passando per band meno famose come All Shall Perish, All That Remains, Despised Icon, Protest The Hero, chi più ne ha più ne metta; l’influenza ultramoderna del core americano qui la fa da padrone. La maggior parte dei pezzi presenta una struttura contorta e in continua metamorfosi, con strofe tirate e aggressive ed elementi melodici, come cori e tastiere nei ritornelli. Mentre ascolto “Through My Eyes” un fattore colpisce la mia attenzione: è Chester Bennington che canta nel ritornello o me lo sono sognato? Ebbene no: la voce di Jon Howard, in pulito, è pressochè identica a quella del famoso cantante dei Linkin Park! Cosa molto apprezzabile, almeno da parte di uno come me che ha amato i Linkin Park di “Hybrid Theory”, e vi dirò, ascoltando più a fondo il disco appare sempre più nitida anche una vena di Nu-Metal americano.

Dunque cosa posso rimproverare ai Threat Signal? In primis la sostanziale assenza di personalità, o forse sono io che mi sbaglio e i molteplici volti del gruppo rappresentano la loro stessa essenza. In secondo luogo la mancanza di uno spessore di fondo che cementifichi tutto l’album e che dopo 55 minuti di Threat Signal mi faccia pensare con soddisfazione: “Si, questi spaccano di brutto!”
Da provare: un amante del "modern-metal-sound" con "Vigilance" va sul sicuro! Chissà se poi rendono anche dal vivo.





01.Afterlife

02.Through My Eyes

03.The Beginning Of The End

04.United We Stand

05.Beyond Recognition

06.Another Source Of Light

07.Hate Machine

08.Severed

09.Lost

10.Revision

11.In Repair

12.Escape From Reality

13.To Remember

Recensione
Alter Bridge - Walk The Sky

LiveReport
Volbeat - Rewind, Replay, Rebound World Tour - Milano 14/10/19

LiveReport
Pixies - UK & Europe Tour 2019 - Bologna 11/10/19

Recensione
Nick Cave & The Bad Seeds - Ghosteen

Videointervista
Lacuna Coil: Cristina Scabbia, Andrea Ferro

Recensione
Lacuna Coil - Black Anima