Secrets Of The Moon
Privilegivm

2009, Prophecy Productions
Black Metal

In pieno stile Secrets Of The Moon ci troviamo di fronte a un disco monumentale
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 05/10/09

Splendido ritorno per i Secrets Of The Moon, formazione tedesca arrivata al traguardo del quarto album a tre anni di distanza dal buon “Antithesis”. Forte di una campagna pubblicitaria di tutto rispetto (almeno secondo gli standard black metal), c'era molta attesa per “Privilegivm”, un disco ritenuto molto importante anche in seno alla band, che ha visto la rottura con ben due membri come Daevas (da sempre voce del gruppo) e A. D. (chitarra).

In pieno stile Secrets Of The Moon ci troviamo di fronte a un disco monumentale, ricco di patos e di sfumature che vanno necessariamente cercate dopo svariati ascolti. Probabilmente la cosa che più potrà frenare il successo di un disco come questo è proprio la grandiosità del tutto, la notevole lunghezza delle tracce, i ritmi sempre pachidermici e dilatati, la meticolosità del combo tedesco di non lasciare neanche un secondo slegato dal contesto. Tutto abilmente legato dal filone “spirituale” che ha sempre accompagnato la band e che la inserisce nella corrente “religious” del genere.

Il black metal dei nostri lo conosciamo, sempre votato alla massima tensione emotiva, mai lasciato libero di sfogarsi in sfuriate senza senso, in un costante vortice di riff e cambi di regime pesantissimi che non aprono mai sprazzi di luce. Influenze doom/death sempre bene in evidenza, con frequenti stacchi atmosferici che invece di alleggerire l'ascolto hanno un effetto decisamente opposto, caricando la maestosità della sessione ritmica con melodie decadenti e malinconiche. A differenza di tanti album black metal, “Privilegivm” trasmette un malessere di vivere, un'inquietudine palpabile, senza fare ricorso alla violenza sfrenata, ma lavorando ai fianchi, lentamente, ma altrettanto inesorabilmente. Ottimi musicisti con un approccio “progressivo” alla materia, mentalmente liberi di svariare su tutto l'arco delle proprie influenze con la padronanza di riuscire a dare sempre un tocco personale alla propria musica. Un disco monumentale dicevamo, in cui il brano più corto (escluse le due strumentali) supera di poco i sette minuti, che va assimilato con la giusta predisposizione e senza fretta. Un viaggio nella sfera più buia della nostra sensibilità, che si apre con la sinistra intro strumentale “Privilegivm”, con tanto di cori gregoriani, campionamenti industrial e con chitarre che non promettono nulla di accomodante, fino alla completa rivelazione di “Shepherd”, un tocco delicato ed elegantissimo, voci pulite, arpeggi e assoli assai ispirati.

Un gran bel lavoro, non proprio accessibile a tutti, nemmeno a chi mastica black metal con una certa dimestichezza, ma che una volta assimilato sa regalare forti emozioni.



01.Privilegivm

02.Sulphur

03.Black Halo

04.I Maldoror

05.Harvest
   Part I: I forgive myself
   Part II: The tree of life
   Part III: Exsultet

06.For they know not

07.Queen among rats

08.Descent (instr.)

09.Shepherd

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