Guilt Machine
On This Perfect Day

2009, Mascot Records
Prog Metal

Dalla galassia al pianeta Terra: Arjen Lucassen affronta il suo stesso ego con "Guilt Machine"

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 28/09/09

Vers le soleil noir de la mèlancolie


Con la raccolta “Timeline”, perché l’ultimo brano è un inedito creato appositamente per chiudere il cerchio, si è conclusa una delle più grandi realizzazioni Sci-Fi musicali contemporanee che prende il nome di Ayreon, un percorso futuristico estesosi attraverso numerose rock & metal-opera nelle quali il valore storico è certamente identificabile.
Arjen Anthony Lucassen, maestro di chitarra e uno degli ultimi genuini e geniali compositori del nostro secolo, riprende in mano la sua vita e la sua passione dopo una lunga depressione il cui epicentro risale a circa tre anni fa, durante la fase di realizzazione di “01011001”, e riparte con un progetto di dimensioni molto più contenute ma con ambizioni intatte: Guilt Machine.


Qualcuno si chiederà come andrà affrontato l’ascolto di un nuovo disco di Arjen Lucassen (leggi l’intervista per saperne di più) che non è, badate bene, un progetto parallelo stile Ambeon, Star One o Stream Of Passion, ma la frontiera conseguente all’universo “Ayreon”, una nuova forma di vita con la quale misurarsi nei giusti modi e nei giusti tempi.


Il percorso artistico dell’omone fiammingo, paradossalmente più maturo dopo le grandi sofferenze, è attanagliato da turbamenti che sfociano nella più classica ipocondria, perché se sei una persona fragile o una persona sensibile, un divorzio, un crollo finanziario e un malore fisico possono condurti in un regno profondamente oscuro, dove il cuore e i muscoli non reggono il confronto con la psiche. La nascita di “On This Perfect Day” è la diretta conseguenza di tale stato d’animo, racchiuso per quasi due anni in una nera escalation di emozioni che mi accingo ad elencare: tristezza, malinconia, paura, ansia, stress, depressione. Non è detto che da una sfera di sentimenti così negativi non possa nascere una nuova luce: chiamatela, se volete, speranza...


La muerte es sólo el despertar de un profundo sueño


E’ il giorno perfetto per aggiungere un nuovo pianeta al macrocosmo discografico di Mr. Lucassen, un grazioso esperimento che nasce dalle ceneri di un mondo che oggi, non esiste più, ma a sostituirlo ci pensa il figlio diretto nato in cattività. L’atmosfera si fa cupa, compressa, “Twisted Coil” procede inesorabile ed è come trovarsi catapultati in un ambiente a metà tra l’horror psicologico e il post-nucleare; riverberi spettrali, dimensione torbida e inquietanti aforismi in diciannove lingue diverse. C’è anche l’italiano, chiuderà il disco.
Gli arrangiamenti di “Leland Street” confermano le qualità innate di Arjen Lucassen, purtroppo geni si nasce, non si diventa, e il brano è da considerare il secondo cedimento alla disperazione prima dell’affannoso respiro di “Green and Cream”, il primo segnale di speranza affidato a un’entità superiore. Insomma, non resta che pregare.
L’utilizzo dell’elettronica è moderato e fondamentale, il mondo di Arjen si rimpicciolisce senza abbandonare le suggestioni del passato, quelle sono ormai radicate; ora il gruppo è composto da sole quattro anime tra cui un cantante, Jasper Steverlinck, pescato chissà dove nel caotico universo internettiano, la compagna (nella vita privata e in quella discografica) Lori Linstruth, chitarrista, e il batterista Chris Maitland (ex Porcupine Tree). Lucassen è il collante e allo stesso tempo la mina vagante.
Il viaggio nel subconscio riprende da “Season of Denial”, lampi di antica classe che talvolta si infrangono sul muro di malinconia cronica rischiando di depotenziare l’effetto sorpresa, fortunatamente garantito dalla più corta (6 minuti e 11 secondi) “Over” e soprattutto dalla celestiale solennità di “Perfection?”, inno al dolore, perciò inno alla vita.


Un grido che non ha eco perché perenne, e poi… silenzio


L’autore modella e rimodella il suono senza aggiungere particolari rivoluzionari in un ecosistema rodato nel tempo e già formalmente perfetto. L’obiettivo, centrato, era quello di aprire una finestrella sull’Arjen Lucassen uomo, quello che vive sul pianeta terra e non quello che sogna di librarsi nella recondita galassia. Le influenze prevalenti sono quelle di sempre, i Pink Floyd li riconoscerete immediatamente, e il nuovo cantante sguazza serenamente all’interno di un sound poco più moderno rispetto al passato. Non è un disco facile da recepire, non è un disco facile da capire e non è un disco facile da assimilare: solo il tempo deciderà se stiamo parlando di un capolavoro, oggi è un “soltanto” un album splendido col quale, riprendendo un commento iniziale, bisogna misurarsi nei giusti modi e nei giusti tempi. Fate attenzione, però, a non perdervi nella sua tenebrosa simbologia, c’è il concreto rischio di non uscirne fuori…





CD:

01. Twisted Coil
02. Leland Street
03. Green and Cream
04. Season of Denial
05. Over
06. Perfection?


DVD

Audio Bonus Tracks:
01. The Stranger Song (L. Cohen) - vocals Jasper
02. Michelangelo (J. Campbell) - vocals Arjen
03. Fan Messages
04. Perfection? - guide vocals Arjen
05. Twisted Coil - radio edit
06. Pull me out of the Dark - radio edit (Green and Cream)
07. Over - radio edit


Video:
01. Trailer “On this Perfect Day”
02. Making of the Trailer
03. Interview with Guilt Machine

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