Marduk
Wormwood

2009, Regain Records
Black Metal

Tre aggettivi: infaticabili, inarrestabili, imperdibili
Recensione di Riccardo Calanca - Pubblicata in data: 23/09/09

Tre aggettivi: infaticabili, inarrestabili, imperdibili. I Marduk non deludono mai! La band di Norrkoping vanta quasi vent’anni di carriera, 11 studio-album, infinite collaborazioni, capolavori del Black Metal come "Opus Nocturne" e "Nightwing", una vita intera on stage. Padri e padroni di una scena che sta scomparendo, in cui rimangono solo poche valide band, i Marduk rimangono saldamente legati alla loro missione, talvolta sconfinando in territori poco battuti ma rimanendo fedeli all’ala estrema della musica nera. "Wormwood" è un concentrato d’odio e potenza, ribellione e guerra, in una sola parola: Marduk!


Il disco si apre con il macabro intro di “Nowhere, No-One, Nothing”: riff oscuri, curati, assurdamente sinistri danno sfondo ad un brano che mette in luce la maturità del gruppo, una canzone che si stampa immediatamente in testa. Ma andiamo avanti, siamo solo all’inizio. Lo scream di Mortuus è più che mai personale e si sposa benissimo alle ritmiche, angoscianti e frustranti come in “Funeral Dawn”, micidiali e aggressive come in “This Fleshly Void” e “Into Utter Madness”, fino ad arrivare al più grande capolavoro dell’album: “Whorecrown”. La band ha finalmente trovato quello spessore che mancava negli album precedenti, "Plague Angel" e "Rom 5:12". A fare la differenza sono la ritrovata entità di gruppo e le nuove sperimentazioni. Un processo cominciato con Rom 5:12, in cui i Marduk hanno a iniziato a sondare nuove sonorità e nuove ritmiche, a sconfinare dai territori puramente black per affacciarsi nel doom, nell’industrial pseudo elettronico, andando alla ricerca di suoni sempre più maligni, orridi e decisamente oscuri, con qualche richiamo ai più recenti Satyricon. In “Chorus Of Cracking Necks” e nel riff centrale di “Into Utter Madness” quest’influenza è messa chiaramente in evidenza, una delizia!


Dunque, una ricerca di suoni ben calibrata con le parti più tirate e aggressive, con adattamenti che non stancano mai, inseriti nei punti chiave che alla fine fanno la differenza. Ci troviamo difronte una band completamente rinnovata, diversa e più matura dai tempi di “Opus Nocturne” e “Panzer Division Marduk”. "Wormwood" è il terzo album con Daniel “Mortuus” Rosten (conosciuto anche come Arioch, mente dei Funeral Mist), uno dei frontman migliori della scena black metal, fiero e degno successore di Legion, il primo con il nuovo incredibile batterista Lars Broddesson e con un Morgan che sembra aver trovato nuovi orizzonti di composizione, con brani particolarmente ispirati. I Marduk questo lo sanno e si autodefiniscono i padroni del black metal svedese, e possono permetterselo dopo undici anni di onorata carriera, e un album come "Wormwood" che, in definitiva, è un semi-capolavoro. Dico “semi” perchè qualcosa che stona c’è, qualche nota sbagliata in fin dei conti trascurabile, come il finale, affidato ad un brano, “As A Garment”, che personalmente non ho molto apprezzato, la cui parte finale sembra essere strozzata, forzata, come se fosse stata interrotta da un black-out della corrente: sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto meglio.

Concludo spingendo tutti i veri blackster a mettere le mani su "Wormwood" e a godersi un disco eccellente, partorito da una band matura, capace di rinnovarsi, di stupire e di insistere, che dal vivo continua ad essere una macchina da guerra. Devastanti!





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