Ensiferum
From Afar

2009, Spinefarm Records
Folk Metal

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 01/10/09

Molti true viking-pagan metallers hanno scosso la testa decisi di fronte alle aperture melodiche del precedente album “Victory Songs” dei finnici Ensiferum. Bene, a quegli stessi metallari non farà certo piacere sapere che le cose, su questo “From Afar”, dal loro punto di vista non sono certo migliorate, anzi: gli Ensiferum di oggi suonano proprio come se le magniloquenti orchestrazioni dei Nightwish si unissero, come per magia, allo scheletro chitarristico-tastieristico dei Children Of Bodom (per non parlare delle soluzioni vocali adottate da Petri Linroos), il tutto ovviamente impreziosito da una folta venatura folk perennemente sospesa tra le tipiche strutture vichinghe e il più epico medioevo.

Detto questo, dispiace che quel tipo di pubblico non riesca ad apprezzare questa nuova sonorità, decisamente più ariosa e magniloquente, e dispiace soprattutto perché gli Ensiferum partoriscono, con questa quarta prova discografica, un album estremamente godibile ed accattivante. Per rendersi conto di quello che la band è capace oggi di fare, basta ascoltare il singolo, nonché title-track, “From Afar”, o ancora la lunga suite di “The Longest Journey” posta in chiusura (preceduta dall’immancabile canzone corale in madrelingua “Tumman Virran Taa”).

Ad episodi così sfarzosi, si accostano anche tracce più dirette come la velocissima “Elusive Reaches”, la metallica (e non così festosa come il titolo potrebbe suggerire) “Twilight Tavern” e, su tutte, la canzone decisamente più interessante, quella “Stone Cold Metal” che parte come una tradizionale folk-metal song, salvo svilupparsi nel mezzo in un lungo bridge strumentale di chiara derivazione spaghetti-western, quindi trasformata in una polka-country prima di rientrare nei canonici registri iniziali.

Insomma, è decisamente variegato e ricco di arrangiamenti e strutture melodiche il piatto che gli Ensiferum ci presentano con quest’album, e non è certo tutto perfetto (la lunga “Heathen Throne” semplicemente non riesce a tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore in tutti i suoi 10 minuti di durata a causa, fondamentalmente, di una struttura non certo brillante e di un ritornello non così incisivo), ma è certo che la band saprà accontentare una grande varietà di pubblico metallico con questo album che, a conti fatti, si dimostra una piacevolissima, praticamente ottima, conferma.

Ovviamente gioiranno in molti, ma non quei true viking-pagan metallers: se è qualcosa di così tenebroso che cercate, sicuramente non è in questo “From Afar” che lo troverete. Tutti gli altri sono decisamente benvenuti.



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