Los Pirates
Heavy Piracy

2009, Autoproduzione
Heavy Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 09/09/09

La pirateria in ambito metal sembra ormai dilagare a dismisura, e non mi sto riferendo al download illegale di mp3. Svariati gruppi negli ultimi anni si sono affacciati al mondo della musica pesante, per esempio Alestorm e Swashbuckle, nonostante la differente proposta musicale, sono stati delle gradevoli sorprese, mentre un’altra band storica ammainava per sempre il Jolly Roger: quei Running Wild che tanto hanno dato alla musica heavy metal e che per moltissime band sono stati fonte di ispirazione.


Probabilmente affascinati dalle tematiche affrontate da Rolf Kasparek e soci, cinque ragazzotti di Bergamo decidono di formare nell’autunno del 2001 una band denominata Los Pirates, di chiara ispirazione metallica, e più precisamente vogliono rifarsi alla “New Wave Of British Heavy Metal”.
Registrano nel 2003 un demo e cominciano ad esibirsi in numerosi locali della zona fino ad arrivare al 2009, anno in cui la band entra in studio per registrare il full-length “Heavy Piracy”.

L’album in questione, contenente otto brani ed avente un magnifico booklet oltre ad un artwork apprezzabile (un pizzico di attenzione e lavoro in più non avrebbe guastato), inizia con un intro strumentale che ci catapulta immediatamente nei mari caraibici sulla chiglia di un galeone pirata pronto alle inevitabili scorrerie. La produzione dell’album mi sembra eccellente, salvo poi venir immediatamente smentito dalla prima canzone “Coast of The Caribbean”. La resa sonora sembra essere diventata tutto d’un tratto fiacca e debole (il cd è autoprodotto), nonostante la canzone, e il resto dell’album, si attesti su un livello compositivo onestissimo.

Mettendo da parte l’argomento produzione e continuando con l’ascolto del cd, notiamo chiaramente la vena british metal old school del combo orobico. La voce di Andy Bravi ci accompagna alla (ri)scoperta del mondo piratesco, passando dalla roboante “Pirate’s Island” alle più pacate “We Declare” e “The Return of Captain Woodhead”
Parti acustiche ed elaborate vengono sapientemente aggiunte ed inserite qua e la tra le tracce, come succede ad esempio con “Another Empty Bottle”, rendendole più “speziate” e personali.


“Heavy Piracy”, della durata di 36 minuti, risulta essere in definitiva un sufficiente album d’esordio contente, a sprazzi, notevoli passaggi musicali. Si spera che il quintetto orobico possa migliorarsi con la prossima uscita e che le cose buone qui mostrate possano godere di uno sviluppo all’altezza.





01.Intro
02.Coast of the Caribbean
03.Timeless Dreams
04.The Return of Captain Woodhead
05.My Friend, the Slave
06.Pirate's Island
07.We Declare
08.Another Empty Bottle

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