Saltatio Mortis
Wer Wind Saet

2009, Napalm Records
Mittelalter Rock

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 08/09/09

La presenza della paladina dell’heavy metal teutonico, Doro Pesch, ospite sul nuovo disco dei Saltatio Mortis, è forte sintomo del rinnovamento stilistico di un gruppo nato e cresciuto sotto il segno del Medioevo, rivoluzionato oggi nella forma e nella sostanza. Proprio l’intervento della bionda leonessa tedesca sancisce il cambiamento espressivo, già in atto con l’avvento di “Aus Der Asche” (2007), una metamorfosi che li ha portati a preferire il Rock a favore del Mittelalter (sempre e comunque vivo nel sound), ad affinare gli arrangiamenti, il songwriting, ad abbandonare l’elettronica e i brani interamente strumentali. I Saltatio Mortis, oggi, sono accostabili agli In Extremo di molti anni fa, anche se attitudine, testi e finalità sono antitetici.


Probabile sia stato il terremoto in seno alla band, nel 2006, a sconvolgere il mondo del gruppo, forse l’esigenza di una migliore stabilità commerciale, fatto sta che “Wer Wind Saet” indurisce musica e sentimento, allontanandosi definitivamente dai percorsi electro-medievaleggianti di "Tavernakel" (2001), "Heptessenz" (2003) o di "Des Konigs Henker" (2005) e lasciando ampio spazio alla modernità spiccia, paradossalmente rappresentata dalle chitarre elettriche. Niente di tragico se alla tua sezione ritmica riesci ad appoggiare le giuste melodie di cornamuse, hurdy-gurdy, flauti e chitarre acustiche; il difficile sta nel non abusare del comparto elettrico per non rischiare di perdere credenziali in un nome costruito in due lustri. Attualmente il problema non sussiste, ma il rischio c’è.


Godibili manifesti del nuovo corso dei Saltatio Mortis sono “La Jument De Michao”, sfizioso brano ancestrale cantato in francese, le ultime frecce nella faretra “Manus Manum Lavat”, “Vergessene Götter” e la title track “Wir Säen Den Wind”, pezzi molto veloci che hanno dalla loro un prezioso giro di bag-pipe a supporto. Il resto è in ogni caso apprezzabile. Onore ai Saltatio Mortis e alla loro voglia di rimettersi in gioco, decisi a dare una brusca sterzata ad un sound consolidato senza omettere i dettagli medievali radicati sin dalle origini. Attenzione a non spingersi troppo oltre però; la linea che divide “gruppo originale” da “gruppo qualunque” ora si è di molto assottigliata.





01.Ebenbild
02.Salome
03.La Jument de Michao
04.Letzte Worte
05.Kaltes Herz
06.Rastlos
07.Miststück
08.Tief in mir
09.Aus Träumen gebaut
10.Manus Manum Lavat
11.Vergessene Götter
12.Wir säen den Wind

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