Collective Soul
Collective Soul

2009, Roadrunner Records
Pop Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 29/08/09

Sono all’undicesimo album in studio, non sono così famosi in Italia (ed in Europa in generale), eppure hanno piazzato numerosi singoli al top della classifica di Billboard (“Shine” è sicuramente la loro canzone più celebre). Di chi sto parlando? Degli americani Collective Soul che, forti del deal globale con Roadrunner Records, paiono voler quasi ricominciare da capo la loro carriera, a partire dall’intenzione di non titolare in alcun modo quest’album, se non con il nome della band.
Beh, qualsiasi possano essere le ragioni dietro le loro scelte, personalmente non mi interessano: l’unica cosa che so è che ho per le mani un disco meravigliosamente energico e frizzante, una vera e propria sorpresa, e tanto mi basta!

Con questa opera, i nostri ragazzi di Atlanta alleggeriscono ulteriormente il loro rock fortemente venato di pop ma, badate bene, senza rinunciare ad una robusta, seppure melodicissima, ossatura a base di chitarra.
Tutto è già convincente sin dal saluto di benvenuto di “Welcome All Again”, e prosegue ancora più convinto sul fischiettio spensierato di “Fuzzy”, fino ad arrivare alla ballad semi-acustica (dal vago sapore U2) di “You”, una canzone così romantica e dolce, che ognuno ha il dovere morale di dedicare alla persona amata.
Non c’è davvero nulla lasciato al caso su questo disco, e anche quando una canzone pare non convincere appieno, eccoti una meravigliosa risoluzione nel ritornello, oppure una melodia inattesa che ti si stampa in testa, e che ti porta a sorridere col cuore (accade, ad esempio, sulla concitata “Dig”, piuttosto con una “She Does” che, letteralmente, esplode in quel maledetto ritornello così dannatamente energico).
La varietà, inoltre, non è un problema, visto che si passa dalle atmosfere pop punk dal vago flavour 50’s di “Understanding”, fino all’omaggio sintetico ai Muse sul ritornello di “My Days”, passando per una quasi ZZ-Toppiana “Lighten Up”.
Il tutto coronato dal versatile timbro di Ed Roland, praticamente a suo agio in qualsiasi situazione.

Il tema dell’album è l’amore; di certo non un originalissimo tema, e questo fatto si ripercuote, di riflesso, anche su una certa easyness generale della musica. Quello che davvero pare miracoloso è che, nonostante tutto, queste non sono canzoni sdolcinate, easy pop “scala classifica” che non è in grado di restituire nulla all’ascoltare, se non una canzone che possa durare poco più di una stagione. Sono canzoni destinate a restare dentro, di quelle che si vogliono riascoltare anche dopo anni la loro scoperta.
Certo, se c’è un inevitabile difetto che si può imputare all’opera, è che forse alcune canzoni non mantengono questa promessa, e  rischiano di conseguenza di bruciare un po’ troppo alla svelta, fornendo un’elevatissima scarica adrenalinica all’inizio, salvo non riuscire più a richiamare la sensazione con la stessa, vivida, intensità sulla lunga distanza (come succede sul primo singolo “Staring Down”, che comunque rimane un successo annunciato).

A parte questa inezia, sento di concludere questa recensione esortandovi a seguire il bianconiglio dei Collective Soul: esso vi guiderà verso un paese delle meraviglie musicali di cui, posso assicurarvi, difficilmente rimarrete delusi.



01. Welcome All Again
02. Fuzzy
03. Dig
04. You
05. My Days
06. Understanding
07. Staring Down
08. She Does
09. Lighten Up
10. Love
11. Hymn For My Father

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