Job For A Cowboy
Ruination

2009, Metal Blade Records
Death Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 23/07/09

Soddisfazione e delusione. Sembra strano che due parole così distanti riescano a convivere nell'analisi di un disco, ma per "Ruination" direi che questo “azzardo” può starci benissimo.

Il secondo disco dei ragazzi prodigio del death metal contemporaneo, ovvero quei Job For A Cowboy, spuntati dal nulla quattro anni fa con l'ep "Doom", e poi esplosi definitivamente con un debutto folgorante sulla lunga distanza con "Genesis", è certamente una testimonianza importante delle qualità della band, ma pone anche delle domande sul futuro di questi ragazzi. Cominciamo con i motivi di soddisfazione: come detto poc'anzi, un disco di questo livello indica che i ragazzi non sono per nulla un fuoco di paglia. Qualità tecniche a tutto spiano, fantasia e personalità da big della scena, sono ormai elementi consolidati nei Job For A Cowboy, unite all'irrefrenabile vorticosa frenesia del loro sound, quasi costantemente lanciato a velocità folli, andando a costruire brani con un numero spropositato di riff (alcuni davvero spettacolari) e cambi di tempo continui, con cui una band normale riuscirebbe a confezionare almeno un paio di dischi belli carichi. Inoltre, i nostri non hanno composto un "Genesis parte II", anzi, hanno diversificato il proprio stile, rendendolo meno spontaneo e viscerale, dando l'idea di una band che vuole crescere anche a livello di scrittura, con brani curatissimi in ogni minimo particolare.

La delusione purtroppo arriva proprio a questo punto: la scrittura. Non dico che "Ruination" sia un brutto album, ma l'impressione è che i brani siano troppo studiati, a tratti cervellotici, lasciando un senso di incompiuto che in "Genesis" non si avvertiva. È come se dietro tutta la tecnica e l'aggressività manchi un po' di calore, per un sound ormai sfociato quasi totalmente nel brutal, dimenticandosi progressivamente le influenze 'core. Il rischio per band del genere è appunto quello di comporre pezzi sulla carta ineccepibili (e dannazione, lo sono), ma che una volta sottoposti all'ascolto non decollano come previsto. Attenzione, in "Ruination" ci sono brani che bagnano il naso alla stragrande maggioranza delle giovani band del pianeta (e non solo giovani), specialmente quando i ragazzi decidono di far affiorare un po' il feeling come in "Regurgitated Disinformation", brano da manuale del death “moderno”, eppure le alte aspettative hanno un po' fregato i nostri. Paradossalmente, se non avessero composto un debutto tanto buono, avremmo gioito dinnanzi a Ruination.

Probabilmente la mancanza di esperienza ha giocato un brutto effetto sui ragazzi, trovatisi per le mani una caterva di soluzioni da trasformare in musica e le capacità per fare qualsiasi cosa coi propri strumenti... Qui sta tutta la differenza con formazioni super collaudate come i Suffocation ad esempio, una delle maggiori guide per i nostri, capaci di sfornare un album decisamente più cattivo e brutale come "Blood Oath", senza ricorrere alla frenesia e alla velocità a tutti i costi. Speriamo che i Job For A Cowboy imparino la lezione, perché una volta appreso come muoversi a dovere, questi ragazzi avranno davvero pochi rivali.  



01. Unfurling a Darkened Gospel

02. Summon the Hounds

03. Constitutional Masturbation

04. Regurgitated Disinformation

05. March to Global Enslavement

06. Butchering the Enlightened

07. Lords of Chaos

08. Psychological Immorality

09. To Detonate and Exterminate

10. Ruination

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