Sleep
Dopesmoker

2003, Tee Pee
Stoner

Recensione di Giovanni Capponcelli - Pubblicata in data: 20/07/09

Questo è un album estremo. Volutamente, in modo palese. E’ una musica con qualcosa di himalayano, ossigeno rarefatto, difficoltà di coordinazione. Ed è strano perché per ampi tratti, "Dopesmoker" evoca anche immensi scenari desertici, mostruose tempeste di sabbia sull’altopiano del Pamir. Gli Sleep furono già gli autori di Holy Mountain, album-manifesto che assieme a Blues for the Red Sun dei Kyuss definiva, nei primi anni ’90, il genere “stoner”, il quale, cresciuto all’ombra del grunge e in un ambito ancora più distante dalla metropoli, ha faticato molto a trovare la sua fetta di pubblico. Sul mercato c’è spazio per una sola “grande novità”. 

Matt Pike, Al Cisneros e Chris Haikus se ne vennero fuori con i nastri di un nuovo album verso il 1997: il titolo scelto era Jerusalem. La London Records acquisì i nastri, li ascoltò, li valutò. Il responso non ammise repliche: impubblicabile. Non semplicemente “bello !”, o “…difficile”, o “bè non molto in linea con il mercato” o qualche altra perifrasi; impubblicabile. Cioè un album che non avrebbe prodotto reddito, e quindi non lo si distribuiva. Ammirevole; e per altro un giudizio condivisibile: il fatto è che Cisneros e soci avevano inciso un unico brano “monstrum” di oltre un ora, suonato in gran parte dal vivo in studio, senza interruzioni, senza strofe o ritornelli, senza melodia, con un volume assurdo e un testo ermetico e incomprensibile. Un continuo e impenetrabile riff variato con la lentezza delle ere geologiche. Dunque impubblicabile. La band non sopravvisse al suo capolavoro, che vide la luce solo nel 1999, tagliato qua e là, per un totale di 53 minuti e diviso artificiosamente in 6 “movimenti”. Fortunatamente le cose si sono messe a posto nel 2003, con la versione integrale dei nastri originali, rivisti, corretti e rilasciati dalla Tee Pee con il benestare dei musicisti (gli Sleep come gruppo non esistevano più da anni).

L’album si conferma, una volta di più, estremo. Persino in un panorama metal che in buona parte è andato evolvendo nel tentativo di estremizzare volume, velocità e violenza,  "Dopesmoker" è addirittura esagerato. E’ uno dei pochi album con un potere prettamente fisico, materiale, mentale, allucinante come un montante alla mascella. Arrivarci in fondo con un ascolto attento e concentrato è un po’ come correre una maratona, o salire lo Stelvio in bici: qualcosa che prosciuga i sali minerali e toglie il fiato. Sarò onesto: per molti potrebbe essere un’esperienza noiosa; non mi sento di biasimarli. Non è musica fatta per piacere, ma fatta per suonare.

Se lo stoner solitamente trangugia ispirazione da pesi massimi come Melvins o Saint Vitus e  mostri sacri tipo Black Sabbath e Blue Cheer, gli Sleep immettono nel loro calderone anche ampie dosi “doom” tipo Earth 2 (Earth, 1993), altro titano sonoro a 5 stelle, nonchè un orizzonte fantasy degno degli Hawkwind. La base sonora però è sempre quella della ditta Iommi – Butler. In recenti interviste riguardo al suo attuale gruppo - Om -  Cisneros ha sempre ribadito che certi “cluster” armonici dei Black Sabbath, sono il suo nucleo essenziale per scrivere una musica che è perenne variazione di pochi riff (“I think there is no way we can escape the "Iommic" influence. I think that's at a cellular level for me at this point...” da http://www.brooklynvegan.com); mistico minimalismo o noia sterile, a seconda che condividiate o meno.
E’ proprio così; il serpentiforme riff che attraversa i 63’ di Dopesmoker sembra sempre sul punto di risolversi nella mitica intro di "N.I.B." o in "Iron Man" o in "Sweet Leaf", salvo poi ricominciare ogni volta da capo con alcune ipnotiche variazioni. Sulla coerente conduzione del bassista si inseriscono da un lato la batteria hard rock di Haikus, tutta fatta di esplosioni e collassi; dall’altro la voluminosa chitarra di Pike che snocciola accordi intricati, qualche assolo disperso nella vastità del Sahara e alcuni bellissimi “relentissement” di cui gli Sleep come i Kyuss erano maestri assoluti. La voce di Cisneros recita qua e la un salmo con l’enfasi di un profeta israelita in trans: l’equivalente pop di Jochanaan nella Salomè di Strauss. Il testo è un intruglio tra il libro sacro apocrifo e un’avventura di Dungeons & Dragons (Creedsmen roll out across the dying dawn Sacred Israel Holy Mountain Zion Sun beams down on to the Sandsea reigns Caravan migrates through deep sandscape). Un pellegrinaggio nel deserto, tra simboli sacri e scenari apocalittici. Inutile cercare di descrivere a parole il dispiegarsi dei 63’ minuti di musica: è solo da ascoltare, resta il dubbio se gettarsi in un headbanging sfrenato o stramazzare al suolo a fumare su un tappeto. La band  opterebbe per quest’ultima soluzione.

A posteriori questo tour de force appare architettato principalmente da Cisneros, che con gli Om ha poi  proseguito sulla falsariga di Dopesmoker, ma il rammarico di una mancata pubblicazione e del susseguente scioglimento del gruppo resta. Come appendice, il CD propone una traccia dal vivo, Sonic Titan, che sarebbe ultra-heavy in qualunque altro album, ma qui porta addirittura un certo sollievo da pericolo scampato, come Lick Doo che chiude Welcome to Sky Valley dei Kyuss.
Dopesmoker è il supremo esercizio di resistenza e dedizione degli Sleep, nel suo genere uno dei massimi, e assieme a qualche estremismo giapponese (Boris, alcuni lavori di Keiji Haino) e a certo estensivo rock tedesco la musica più “fisica” che si possa avere il piacere, e fare la fatica, di ascoltare.


Lineup:

Al Cisneros: basso , voce
Matt Pike: chitarra
Chris Haikus: betteria







01. Dopesmoker    
02. Sonic Titan (Bonus Track)  

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