Funeral Mist
Maranatha

2009, Norma Evangelium Diaboli
Black Metal

Un ottimo ritorno per una band di cui si sentiva la mancanza. 
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 08/07/09

Il ritorno dei Funeral Mist era sicuramente uno degli appuntamenti più attesi della scena estrema del 2009, a ben sei anni di distanza da quel "Salvation" che contribuì a definire i “canoni” del Religious Black Metal (o Orthodox che dir si voglia), lasciando più di un dubbio sul prosieguo di un progetto che, seppur nella sua breve vita artistica, è già un nome che vanta un prestigio e un peso specifico molto importante.

Bene, la mente dietro a tutto ciò, Arioch (conosciuto anche come Mortuus in forza ai Marduk), padre e padrone dei Funeral Mist, è ritornato e ha fatto le cose in grande. "Maranatha" è la testimonianza di una ricerca continua e di un minuzioso lavoro di fino compiuto in questi anni sullo stile ormai consolidato della band (o meglio della one man band). Una ricerca a livello concettuale che si esprime nella cura dei temi trattati, dando un seguito a dei testi  di "Salvation", da molti definiti come i migliori dell'intero panorama black metal, in pieno accordo con il “filone” religious/orthodox, vertendo su temi religiosi/filosofici di difficile comprensione (Maranatha, tradotto “Vieni, O Signore”, è appunto un'espressione aramaica presente negli Atti degli Apostoli e nel Nuovo Testamento).

Un lavoro di fino dicevamo, senza dubbio quello che interessa maggiormente l'ascoltatore e che più si apprezza in "Maranatha". Arioch è riuscito nell'intento di arricchire quello che avevamo apprezzato in "Salvation", perdendo qualcosa sotto il profilo della ferocia e di quel senso del caos che affiorava da brani come "Agnus Dei", "Holy Poison" o "Sun Of Hope", ma arricchendo la propria musica con una maggiore attenzione nei piccoli particolari, smorzando maggiormente la velocità sfrenata del debutto, stemperando la violenza anche in frangenti dall'incedere lento e asfissiante. Una maggiore consapevolezza nei propri mezzi che ha permesso ad Arioch di esprimere un songwriting più corposo, una naturale evoluzione che non ha lo stesso gusto e spirito barbarico, ma che mantiene intatte le atmosfere solenni ed epiche. Se "Sword of Faith" fa selezione all'ingresso, con un classico brano dei Funeral Mist tutta violenza e velocità (ottime però le variazioni continue del riffing), già con la successiva "White Stone" i ritmi  si rallentano come mai prima d'ora, in un brano scandito da chitarre marziali e nervose, pronte poi a liberare nei refrain tutta l'energia che faticano quasi a contenere nelle battute più “pacate”. Per non parlare di una delle perle del disco, ovvero "Jesus Saves!", forse il pezzo dove ogni caratteristica della band svedese viene concentrata ed espressa al meglio, con la furia devastante dei primi minuti pronta a tingersi di venature epiche e sacrali. L'attenzione alle atmosfere è comunque un tema centrale di "Maranatha", un album che non si perde mai nella violenza fine a se stessa, ma che facendo tesoro di "Salvation", riesce a donare spessore anche a canzoni come "A New Light", con i consueti interventi coristici a dare maggior respiro a un brano schiacciasassi, "Living Temples", dagli interventi melodici dal gusto mediorientaleggiante, o "Anathema Maranatha", un vero fiume in piena che non accenna a calare di intensità in un tutto il suo frenetico incedere. Nota di merito poi per un classico della casa come "Blessed Curse", brano lungo (quasi dodici minuti) ed ipnotico, che Arioch si permette di reggere solo con un paio di riff e variazioni ad hoc e per la conclusiva "Anti-Flesh Nimbus", un finale teatrale e raggelante.

Proprio quest'ultimo pezzo permette di parlare della cura nei dettagli e negli arrangiamenti presenti in questo disco. A partire dalla splendida voce di Arioch (accreditato anche alle chitarre e al basso, sconosciito invece il batterista), senza dubbio fra le più versatili ed espressive del panorama, sempre pronta ad assecondare la musica in un modo che non ha eguali, arrivando alla produzione, che a mio avviso detta un nuovo standard nel black metal; uno standard lontano dai canoni, con un suono “superprodotto” mascherato però da produzione “scadente”, in cui tutti gli strumenti sono ben distinguibili, e in cui tutti gli elementi quali cori, effetti vocali, inserti operistici e quant'altro risultano perfettamente bilanciati, mai eccessivi o ininfluenti. Il tutto accompagnato da una veste grafica di livello superiore, come da tradizione Norma Evangelium Diaboli, anche qui con un'attenzione incredibile in ogni dettaglio, a cui si possono obiettare solo i soggetti. Un disco appagante sotto tutti i punti di vista dunque, un ottimo ritorno per una band di cui si sentiva la mancanza. 



01.Sword of Faith

02.White Stone

03.Jesus Saves!

04.A New Light

05.Blessed Curse

06.Living Temples

07.Anathema Maranatha

08.Anti-Flesh Nimbus

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