Howard Leese
Secret Weapon

2009, Frontiers Records
AOR

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 06/07/09

Howard Leese ha cominciato molto presto la carriera di musicista professionista, sottoscrivendo il primo contratto alla tenera età di 15 anni. Il suo background artistico, dopo il trascorso con i “The Zoo”, ha previsto una lunghissima permanenza (22 anni) negli Heart, dove si è cimentato con diversi strumenti tra i quali chitarre elettriche e acustiche, mandolino e tastiere, vendendo qualcosa come quaranta milioni di dischi in tutto il mondo. Secret Weapon è il suo primo disco solista, che di fatto sancisce il passaggio da gregario a protagonista, ma le conoscenze e le amicizie di trentacinque anni di lavoro lo accompagneranno in questa avventura: le firme di Joe Lynn Turner (Rainbow, Deep Purple, Malmsteen), di Paul Rodgers, di Keith Emerson e di Jimi Jamison (ex Survivor) sono infatti solo alcuni dei nomi di spicco che hanno accettato l’invito di Mr. Leese.


Le dodici tracce di Secret Weapon lasciano intravedere una buona capacità di scrittura e un gusto musicale coerente con quanto prodotto in passato. Il filo conduttore è un rock melodico sfizioso, irrigidito dalla magnifica voce di Turner nelle prime battute (quelle di “Alive Again” e di “Hot To Cold”) e poi ammortizzato da una lunga serie di brani strumentali che a dire il vero soffocano l’istinto da rocker dell’autore americano, che si perde qua e la tra gli accordi in acustica e la sinfonia ipnotica delle tastiere. La prima parte del disco è convincente, da segnalare il duetto Turner – Deanna Johnston, il sussurro di Keith Emerson con la brevissima “French Quarter” e la classe di Paul Rodgers nella dolcissima “Heal The Broken Hearted”. La seconda metà è pregna di ballate e, come detto, di brani strumentali: impossibile non evidenziare la prestazione del sempre verde Jimi Jamison, in ottima forma alle prese con “The Vine”, un brano soffice e costruito sulle sue corde.


Senza infamia, senza lode: il disco di Howard Leese non necessita di un’attenzione spasmodica per poter essere compreso e approvato. Basteranno una macchina, un impianto stereo al suo interno e un itinerario suggestivo (e magari poco caotico) per sentirsi liberi di viaggiare con mente e corpo: non sarà il capolavoro che ci si poteva attendere, ma basta e avanza per farti passare un’oretta in totale spensieratezza. Col prossimo, se ci sarà, conosceremo gli eventuali obiettivi.





01. Alive Again (vocals Joe Lynn Turner)
02. Heal The Broken Hearted (vocals Paul Rodgers)
03. Hot To Cold (vocals: Deanna Johnston & Joe Lynn Turner)
04. French Quarter (instrumental feat. Keith Emerson)
05. 33 West Street (instrumental feat. Paul Reed Smith)
06. The South Summit (vocals Duke Fame)
07. Rada’s Theme (instrumental)
08. The Vine (vocals Jimi Jamison)
09. In These Eyes (vocals Keith St. John)
10. Vermilion Border (instrumental)
11. I’ve Been Leavin’ You (vocals Andrew Black)
12. Somewhere (instrumental)

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Kofi"

Speciale
Pistoia Blues Festival 2019: tutti i dettagli della 40esima edizione

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Quetzal"

LiveReport
Low - Double Negative Tour 2019 - Roma 08/04/19

Recensione
Periphery - Periphery IV: Hail Stan

Intervista
Forever Still: Maja Shining