Meat Loaf
Bat Out Of Hell

1977, Epic
Melodic Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 07/07/09

Il matrimonio artistico tra Meat Loaf e Jim Steinman venne ufficialmente sancito nel 1977 all’uscita di quest’opera: il primo (vero nome attuale: Michael Lee Aday) era un attore di musical che si era già fatto conoscere per aver interpretato, nel 1975, la parte di Eddie nel celebre film “The Rocky Horror Picture Show”; il secondo era un giovane e rampante scrittore di musical, e proprio da una sua opera (una rivisitazione della fiaba di Peter Pan dal titolo “Neverland”) questo album prende diretta ispirazione, rappresentandone la naturale evoluzione e prosecuzione.

Come spiegare la monumentale importanza nella storia della musica che questo secondo album del nostro Polpettone ha avuto? E’ davvero difficile signori, quindi vediamo di essere circostanziali: se è vero che l’aggettivo “teatrale” abbinato al rock è nato con “A Night At The Opera” dei Queen nel 1975, è solo con questo album che vale davvero la pena, per la prima volta nella storia, di usarlo in tutta la sua potenza.
Esagerando, ma neanche troppo, si potrebbe quasi dire che ogni album di derivazione rock melodico impostato nella celebralità del concept ha avuto inizio da qui, da quest’opera scritta totalmente da Steinman sì come se fosse un musical, ma non pretenziosa e pomposa, eppure comunque magnificamente coinvolgente e monumentale.

In questo senso, non devono stupire i 10 minuti dell’iniziale title-track “Bat Out Of Hell”, una canzone in cui è letteralmente impossibile non rimanere travolti da quella scarica di rock’n’roll melodico, da quel giro di piano che introduce perfettamente la vertiginosa progressione di un ritornello che è, oramai, storia.
La successiva “You Took The Words Right Out From My Mouth (Hot Summer Night)” prosegue lungo la via della teatralità, proponendo persino un’introduzione recitata prima di esplodere in un mid-tempo a base di sax, pianoforte e puro distillato classic rock anni ’50.
“Heaven Can Wait”, insieme all’altra ballad dell’album “Two Out Of Three Ain’t Bad”, potrebbero suonare forse convenzionali all’ascoltatore che si approccia all’opera senza contestualizzarla nel periodo storico in cui è nata, ma sono due esempi di come la musica suoni potente ed emozionale solo mediante l’ausilio di un pianoforte e di una voce semplicemente unica (quella di Meat Loaf che, personalmente, ritengo il Pavarotti del Rock – sarà per via della stazza?).
“All Revved Up With No Place To Go”, insieme all’altra canzone manifesto dell’album “Paradise By The Dashboard Light”, sono le canzoni maggiormente scanzonate, quelle che cristallizzano perfettamente l’adolescenza dei sentimenti espressa nelle tematiche liriche di quest’opera.
In particolare, “Paradise By The Dashboard Light” è la leggendaria storia, narrata in una suite in 3 atti, di un colossale due di picche, in cui tanto la voce di Meat Loaf quanto quella di Ellen Foley (fondamentale diventerà l’accompagnamento femminile agli episodi più pomposi di ogni album marcato Meat Loaf, e si pensi solamente, a titolo d’esempio, al duetto con Cher per la celebre “Dead Ringer For Love”, per non parlare delle collaborazioni storiche con Patti Russo) lottano incessantemente tra loro, su un ritmo così smaccatamente rock’n’roll: lui per convincere lei a concederglisi, lei che non vuole se prima non riceve una promessa di eterno amore. Poco furbo, da parte di Meat, rispondere che “deve dormirci sopra” alla richiesta (si noti la genialata, durante il pezzo, di metaforizzare gli approcci sessuali di Meat usando una telecronaca di baseball: “eccolo che corre verso la casabase, signori…”).
La conclusiva “For Crying Out Loud” è forse l’unico pezzo realmente sinfonico che si ritrova su quest’album, un’atmosfera più che adatta alla conclusione sia di un musical che di un’opera d’arte intensa come questa…perché sia chiaro: siete in errore se immaginate che questo album sia teatrale per uso di orchestrazioni, corali e barocchismi vari, quella è la scuola Queen.
La scuola Steinman è tutta pianoforte, fiati (sassofoni e trombe soprattutto), cori e voci energiche che sanno sia cantare che interpretare le canzoni: ricordate che è il musical cinematografico la fonte d’ispirazione primaria, non l’opera teatrale.

Tematicamente parlando, come ho già accennato ci troviamo di fronte ad un soggetto di una semplicità disarmante, ed è forse per questo che l’album ha trovato un successo così immediato e costante nel tempo: “Bat Out Of Hell”, difatti, con le sue liriche narra semplicemente di come vive l’amore un ragazzo che avrebbe molta fretta di diventare grande, e a tutti prima o poi capiterà di entrare in quella magica fascia d’età che va dai 15 ai 20 anni, per cui l’amore è un sentimento che pare immenso, ma al contempo così volatile e superficiale, da consumare con voracità sino in fondo.

A conferma di quanto ho scritto sopra, i dati affermano che questo è un album che ha venduto circa 35 milioni di copie nel mondo, e si stima che ne venda 200.000 in più ad ogni anno che passa: con queste premesse, cosa volete che siano queste mie parole che vi raccomandano di ascoltare un cd che ha fatto storia, indipendentemente che siate amanti del pop più sdolcinato oppure del metal più satanico ed oscuro?
Tantopiù che uno dei timori che vedo già dipinto sui vostri volti, ovvero il pensiero che questo sia un album che possa suonare come “vecchio”, non ha assolutamente ragione d’esistere: certo, il suono non è cristallino e pomposo come ai giorni nostri, ma vi assicuro che le melodie che sorreggono queste canzoni sono, semplicemente, immortali e senza età.

Ci vorranno quasi 20 anni perché l’accoppiata Steinman-Loaf si ritrovi nuovamente per scrivere la seconda parte di questa trilogia, ma è una cosa più che giusta: perché la storia della musica non si può mica scrivere tutti i giorni, e perché superare se stessi quando già si rasenta la perfezione è un’impresa che riesce solo alle leggende…ma questa è una storia che vi racconterò con la recensione di “Bat Out Of Hell II – Back Into Hell”.
Solo per il fatto che sapete che ve la racconterò, comunque, prova che lo status di “leggenda della musica” , per questo duo, è più che meritato.



01.Bat Out Of Hell
02.You Took The Words Right Out Of My Mouth (Hot Summer Night)
03.Heaven Can Wait
04.All Revved Up With No Place To Go
05.Two Out Of Three Ain’t Bad
06.Paradise By The Dashboard Light
07.For Crying Out Loud

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Heart Of Stone"

Recensione
Dream Theater - Distance Over Time

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Nomads Of Rumba"

Intervista
Avantasia: Tobias Sammet

Speciale
PREMIERE: guarda il lyric video di "Wired For Madness"

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta il nuovo brano dei Folkstone, "Una Sera"