Riverside
Anno Domini High Definition

2009, InsideOut Music
Prog Metal

Capolavoro Prog Metal dei nuovi Dream Theater: i Riverside
Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 25/06/09

I Riverside, alle prese con il loro quarto album, si confermano sempre di più nel panorama del progressive metal: con sole cinque canzoni questo Anno Domini High Definition mostra la maturità conseguita dalla band polacca, sia da un punto di vista musicale e compositivo, che da un punto di vista dei testi, toccando tematiche profonde e molto attuali. Partiremo da quest’ultimo aspetto per analizzare l’ultima fatica del quartetto.


L’artwork suscita una tristezza ed un senso di solitudine molto intenso, a partire dai colori caldi e forti che circondano una figura umana, che si perde nello sfrecciare di luci e persone. L’uomo sembra aver perso il messaggio fondamentale che la vita ci offre: fermarci un secondo per poterci godere le piccole cose ed i piccoli avvenimenti che ci circondano ogni giorno. Nel mondo odierno non c’è molto spazio per essere noi stessi, poiché ci tocca seguire quello che ci viene freddamente dato, per poter rimanere al passo con il resto del mondo, colto da una frenesia alienante. L’artwork riflette perfettamente i testi scritti da Mariusz Duda, in particolare un momento di Egoist Hedonist, che poi è anche il primo singolo di questo album: Once in the middle of the crowd/ I stopped/ Suddenly I felt so good/ Not being on the move/ But became an obstruction/ In your way/ And I was surprised/ How fast you could unite/ Against me.


Nell’album le sonorità ed i ritmi esplorano questo scontro tra il singolo individuo e la massa caotica nella quale ci si confonde, con una cura ed attenzione maniacale: la dolcezza cullante del pianoforte di "Hyperactive" viene bruscamente interrotta dall’irrompere aggressivo della batteria e della chitarra, che ci catapultano nel cuore di una città affollata che non si ferma mai. Le sonorità psichedeliche delle tastiere contribuiscono a darci un effetto quasi straniante, e la voce del cantante, dal timbro molto personale, ci trascina nella lotta quotidiana. La seconda traccia, "Driven To Destruction", che ricorda vagamente – a mio avviso – per certe sonorità e strutture Home dei Dream Theater. In questo brano, nello splendido alternarsi di lentezza psichedelica e velocità frenetica, si può notare come il basso sia molto presente e costruisca una struttura che rende la canzone corposa e compatta, insomma, un pilastro portante dei brani, spesso relegato in secondo piano in tante altre band. Tornando a "Egoist Hedonist", la voce entra subito in scena, con echi leggeri e distanti, ed il pulsare del basso in sottofondo. Segue poi l’esplosione delle percussioni, delle tastiere e della chitarra, per costruire sopra un brano assolutamente compatto ed aggressivo, uno dei migliori dell’album, anche perché è molto accattivante nel ritmo e non è facile togliersela di mente. La seconda parte del brano è decisamente meno aggressiva, dove le sonorità psichedeliche sfiorano una dimensione quasi del tutto onirica. Decisamente complessa, ma dalle sonorità più eteree e sempre oniriche, è "Left Out", brano di ben 11 minuti, dove si lascia intravedere la parte più sperimentale della band, dove le tastiere costruiscono la canzone, e dettano il ritmo e l’atmosfera, decisamente cullante e molto intima, e cercando suoni sempre diversi ed originali. Ottima la voce di Mariusz Duda, che rende ancora più delicata questa canzone.
Si giunge al termine del viaggio con un’altra lunga canzone, "Hybrid Times", che si apre con un pianoforte che suona all’impazzata, rincorrendo ogni singola nota sulla tastiera. Un brano ottimo, grintoso, ed energico, che non annoia pur nella sua lunghezza.


Un ottimo lavoro che dimostra come i Riverside abbiano cercato di produrre musica di qualità, concentrando tutto in cinque brani e ricercando la qualità anche nella scelta dei suoni, che sono molto buoni, e ci permettono, ascolto dopo ascolto, di notare particolari che probabilmente ci erano sfuggiti prima. Un applauso anche per le tematiche affrontate, che non possono risultare indifferenti.





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