Manowar
Thunder In The Sky [EP]

2009, Magic Circle Music
Heavy Metal

Nuovo EP per Kings Of Metal: andiamo a scoprirlo nei dettagli
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 17/06/09

Ogni nuova uscita dei Manowar è un sussulto al cuore. La verità è che il gruppo di Joey De Maio non riesce più a piazzare sul mercato musica che possa essere neanche lontanamente paragonata ai grandi capolavori del passato, quelli che hanno ispirato intere generazioni e che negli anni non hanno mai perduto l’appeal originario. Joey si è fissato su un singolo concetto: “bisogna stare al passo coi tempi”. D’accordo, qualcuno però gli spieghi che non basta registrare con super-attrezzature digitali nello studio personale di Haus Wahnfried per conservare la posizione di rilievo ottenuta negli “old days”, qualcuno gli dica (e lo farà SpazioRock nell’eventuale intervista) che senza materiale degno del nome che portano, i Manowar sono un gruppo qualsiasi, un gruppo derivativo, uno dei tanti che suona heavy metal per contratto, una catena di montaggio che ha l’obiettivo di produrre DVD in serie. E almeno su quelli non si possono che spendere buone parole.


Mi ero illuso con “Sons Of Odin”, EP tradito da uno scriteriato disco in studio, “Gods Of War”. Oggi, al contrario, raccogliamo le sensazioni di un EP anonimo, “Thunder In The Sky”, nella speranza che il nuovo full length, “Hammer Of The Gods” sia, artisticamente parlando, diametralmente opposto. Parliamone.


L’EP è un’introduzione alla “The Asgard Saga”, progetto che stabilisce il sodalizio Manowar - Wolfgang Hohlbein (stimato scrittore fantasy tedesco), e che avrà il suo battesimo di fuoco col primo disco intitolato, come detto, “Hammer Of The Gods”. Ebbene: “Thunder In The Sky”, “God Or Man”, “Let The Gods Decide” e “Die With Honor” prevedono una struttura semplice e semplicistica, strofa/strofa/ritornello – assolo/strofa/ritornello/strofa, abusata negli ultimi tempi dagli stessi Manowar, un chiaro sintomo di pochezza di idee, semi-nascoste da una produzione stellare, potentissima. Nulla di trascendentale, con la sola “Let The Gods Decide” a sollevarsi grazie al buon refrain e al tiro “priestiano”. “Father” è una ballata acustica deliziosa, segno che l’estro è intatto quando si tratta di forgiare lenti e ballate, tra l’altro proposta in sedici lingue tra le quali evidenziamo la nostra “Padre”. L’ultima traccia è la versione 2008 di “The Crown And The Ring” che annovera le seguenti differenze rispetto all’originale: voce di Eric Adams comprensibilmente arrochita, coro meno invasivo che si appoggia sulla voce di Adams senza sovrastarla, finale metallico.


Mi duole dover ammettere che i Manowar non sono più quelli di un tempo. Di fronte ad un EP così scadente è lecito attendersi altrettanto da un disco che soltanto un miracolo potrà salvare, anche perché conoscendo il gruppo, cinque tracce su sei di questo EP finiranno su “Hammer Of The Gods” bruciandone di fatto mezzo… se poi ci mettiamo due/tre intro orchestrali non ci resta che pregare per la buona riuscita di altri tre o al massimo quattro pezzi inediti. Spero, in tutta franchezza, di essere smentito. Nel frattempo, se proprio non riuscite a farne a meno, potete acquistare “Thunder In The Sky” on-line e durante il tour “Death To Infidels 2009”. E sappiate che chi ha scritto codesta recensione non è affatto un infedele, tutt’altro…





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