Pure Reason Revolution
Amor Vincit Omnia

2009, Superball Music
Prog Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 27/04/09

Gli inglesi Pure Reason Revolution (nome dovuto in onore della Critica della Ragion Pura di Kant) tornano dopo 3 anni di distanza dal debut album “The Dark Third” con questo “Amor Vincit Omnia”.
Quello che è immediatamente avvertibile è non solo l’amore per l’arte e la cultura della band (titoli in latino, artwork significativamente intelligenti, monicker citazionista), ma anche il deciso cambio di sound: se “The Dark Third”, esplorando il tema onirico, ci presentava una band decisamente progressive con atmosfere di diretto richiamo ai Pink Floyd, arricchite però da sintetizzatori ed altre diavolerie elettroniche, con questo “Amor Vincit Omnia” prevale il silicio, l’artificialità, il groove ed un sound decisamente più diretto e privo di parecchi fronzoli tipici della musica progressive (solo “The Gloaming” raggiunge i 9 minuti di durata, e non stanca assolutamente).

Il tema portante, e decisamente lampante, è l’amore, in tutte le sue sfaccettature: questo album, in effetti, è una serenata di synth rock progressista che riesce a mantenere, nonostante tutto, un dolce e soffice profumo nell’aria mentre lo si ascolta… un’atmosfera simile a certi ultimi lavori degli Air, se vogliamo osare un paragone inusuale.
Sia chiaro comunque che i Pure Reason Revolution hanno radici nel progressive rock, e la traccia “Victorious Cupido” (scelta come singolo ed al contempo capolavoro dell’album) è lì per ricordarci che, nonostante l’amore e l’elettronica, questo non è decisamente un album tranquillo ma… energicamente sognante (l’introduzione di “Bloodless” esprime perfettamente il concetto che sto tentando di spiegarvi).
Merito anche delle voci di Jon Courtney e Chloe Alper: costantemente in controcanto, contribuiscono col loro intreccio a dare un atmosfera perennemente ‘70s alla musica della band che, incrociata ad un sound acidamente elettronico e moderno, crea un gusto agrodolce davvero irresistibile.

Il quadro che ne risulta è davvero positivo: concedete a questo album almeno un paio di ascolti, e non faticherete ad amare l’opera nella sua globalità.
Difatti, a parte un paio di punti deboli (La robotica “Disconnect” – forse troppo minimal – e, stranamente, l’opener “Les Malheurs”- scontata), le restanti 7 tracce che rimangono sanno sempre comunicarci qualcosa di significativo, ascolto dopo ascolto.

Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia, e direi abbastanza importante: se avete amato i Pure Reason Revolution per la loro anima puramente progressista e per le atmosfere dilatate di “The Dark Third”, sappiate che qui non ne troverete quasi più traccia.
Viceversa, se come me ritenevate il lavoro precedente promettente ma, in qualche modo, eccessivamente progressista e dilatato, allora questo album sarà una piacevole conferma.
Innegabile comunque che i Pure Reason Revolution sono una band progressive in tutto e per tutto, in quanto tra i due album sono evoluti/involuti (scegliete voi il termine che più si adatta alla vostra prospettiva musicale) tantissimo; altrettanto innegabile che sono una formazione di sicuro talento che, sono certo, saprà regalarci altre soddisfazioni in futuro.
E se non saranno soddisfazioni, sarà sicuramente interesse: perché sicuramente ci faranno discutere.

Per quel che mi riguarda, la promozione a pieni voti è completamente giustificata, tanto più perché, pur parlando d’amore, questo album è romantico in un modo assolutamente non convenzionale.
E speriamo davvero che l’amore conquisti ogni cosa.



1.Les Malheurs
2.Victorious Cupido
3.Keep Me Sane/Insane
4.Apogee/Requiem For The Lovers
5.Deus Ex Machina
6.Bloodless
7.Disconnect
8.The Gloaming
9.AVO

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