Eldritch
Neighbourhell

2005, Limb Music Products/SPV
Heavy Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Gli Eldritch festeggiano i quindici anni di attività rilasciando il sesto full lentgth, "Neighbourhell", che segna un lungo passo in avanti dopo il discusso “Portrait of the Abyss Within” pubblicato due anni fa.
Le storiche influenze della band italiana, Queensryche, Annihilator, Coroner, Fates Warning, Metallica, Pantera, Machine Head confluiscono in minima parte sul nuovo disco in quanto alimentato da accorgimenti personali che rendono il sound generale avvincente e finalmente (quasi) originale.
 
Correva l’anno 1991 quando Terence Holler (vocal) partorì, insieme ad Eugene Simone (sonwriting, guitar) e con l’ex Adriano Dal Canto (drums) gli Eldritch e diede alle stampe quattro anni dopo con l’aiuto di Martin Kyhn (bass) e il solito Oleg Smirnoff (Keys) l’allora sorprendente “Seeds of Rage”. “Headquake” nel 1997 li accompagnò nella dimensione Gods of Metal ed il passo successivo, “El Nino”, convinse la Metal Blade Records a proporre loro un contratto dal quale fuoriuscì l’acclamato e allo stesso tempo criticato “Reverse” appena prima del già citato “Portrait of the Abyss Within”. Ma questa è ormai storia, avviciniamoci a Neighbourhell.

Forse, il punto debole che pesa da sempre come un macigno sulle produzioni degli Eldritch è rappresentato dalle composizioni e dalla difficoltà della relativa assimilazione che, spesso e volentieri, si dilungano attraverso rapporti tecnici indigeribili con conseguenze negative sulle coordinate primitive: la fluidità nella manovra era l’elemento mancante.
Dico era perché, col neonato, Holler & Co hanno smussato questa caratteristica virando su un power-thrash metal diretto che lascia poco spazio alle varianti progressive pur mantenendo il classico trademark.
Prendo ad esempio proprio il brano di apertura, l’incontenibile Still Screaming che dimostra il carattere dei tempi migliori unito alla sostanza di un refrain consistente che si eleva grazie a quel coro di caratura superiore.
Davvero apprezzabile il tentativo prolungato di personalizzare il lavoro con suoni di sottofondo che richiamano un paesaggio post-nucleare, caratteristica che aiuta a collocare il disco in una dimensione facilmente riconoscibile e, a conti fatti, ammaliante.
Se proprio devo fare qualche titolo, scelgo The Dark Inside che si fa apprezzare per il ritornello intuitivo e la bellissima pulp-song More Than Marylin nella quale le chitarre di Rob Proietti e di Eugene Simone si districano attraverso note ad effetto quasi a dipingere bagliori futuristici.
Qualcosa che non mi convince c’è e, mi riferisco alle semplici e spesso scontate liriche ma, soprattutto, ad una seconda metà sicuramente meno ispirata sebbene piuttosto estrema.
Nuota verso acque tranquille ed in modo agevole Standing Still e si salva con un colpo di coda la traccia di chiusura Second World.

Neighbourhell è un album compatto, omogeneo e corredato da melodie interessanti. Non verrà ricordato come un capolavoro irrinunciabile eppure, è l’ennesima dimostrazione di forza messa in atto da un gruppo italiano: come a sottolineare che non bisogna poi andare troppo in là se si è alla ricerca di un sano, professionale e potente heavy metal. Non sottovalutatelo.



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