Emir Hot
Sevdah Metal

2008, Lion Music
Power Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Emir Hot è un virtuoso chitarrista bosniaco amante della scena progressive, del filone neo-classico e soprattutto di heavy metal melodico. Lo Sevdah è una musica popolare proveniente dalla penisola Balcanica: un misto di blues e folk che va ad incastrarsi perfettamente nel disco che andremo ad esaminare.
"Sevdah Metal" è una congiunzione attraente di due correnti che hanno radici dissimili, ma Emir Hot ha operato con serietà e impegno fino ad ottenere un sound organico e armonico; tra l’altro assistito da due grandi professionisti che fanno parte dell’ambizioso progetto.

Fondamentalmente si tratta di power metal neoclassico attraverso il quale l’ideatore riesce ad esibirsi con gli inserti strumentali: fioccano gli assoli di chitarra elettrica, solista largamente preferita alla ritmica, senza perdere (quasi mai) di vista il filo-logico e la direzione melodica del brano.
Timbri elaborati, sfumature più o meno complesse, il servizio vocale di John West, ex Royal Hunt / Artension, e quello alla batteria gentilmente offerto da Mike Terrana (Masterplan, ex Malmsteen, ex Rage, Axel Rudi Pell, Artension) che, una volta ancora, dimostra tutta la sua bravura quando si tratta di far parlare il suo strumento.

Gli special guest sono tantissimi, tutti bosniaci e chiamati a suonare uno specifico strumento folk, escludendo Charlie Squire, la voce femminile dell’ultima traccia: You.
Si parte con un’introduzione tradizionale balcanica, Forspil, e si continua spediti con una doppietta di tutto rispetto: Devils In Disguise e World Set On Fire (d'accordo, i titoli non sono tra i più originali di sempre). Tanto power metal dunque, che sfocia nei ritornelli ariosi e trionfali dei brani menzionati ma anche di quelli a seguire, Stand And Fight dolce e malinconica, e Sevdah Metal Rhapsody, una suite che si perde un po’ via nella fase centrale ma che prevede qualche assolo alla Luca Turilli: chissà se il titolo della canzone è anche un omaggio alla band italiana.
Il disco abbina una buona dose di estetismo ad altrettanta validità dal punto di vista qualitativo però, perché c’è sempre un però, tende a stancare molto presto: tolte le due suite e l’esibizionismo poco funzionale di Hora Martisorului, le strutture si ripetono con una certa costanza. Sempre intelligenti, in ogni caso, i ritornelli.

Hemir Hot ha cercato e trovato, combinando due generi distinti, una forma espressiva diversa dal solito. Sevdah Metal ha dalla sua almeno quattro ottimi momenti che faranno la felicità dei power metallers più incalliti e di coloro che apprezzano il guitar-solo forbito. Un album che acquisisce un discreto risultato con una forma piuttosto stravagante.

Altro encomio, infine, alla Lion Music che sta compiendo passi da gigante in un settore nel quale è sempre più protagonista. 



01. Forspil (Intro)
02. Devils in Disguise
03. World Set on Fire
04. Skies and Oceans
05. Sevdah Metal Rhapsody
06. Stand And Fight
07. Endless Pain
08. Hora Martisorului (Instrumental)
09. Land of The Dark
10. You

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