Anal Stench
Red Revolution

2008, Metal Mind
Death Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 27/03/09

A volte si avverte il bisogno di ascoltare qualcosa che rapisca velocemente l'attenzione e che faccia passare una bella mezz'oretta senza stare a badare a tecnicismi, senza seguire il filo logico di composizioni complesse, senza seguire con particolare interesse linee vocali intricate, assoli e quant'altro. A volte bisogna semplicemente sfogarsi staccando un po' la spina, e un disco come Red Revolution è proprio quello che ci vuole in casi del genere.

Con questo non voglio dire che il secondo album degli Anal Stench sia un lavoro dozzinale, anche perchè vedendo la provenienza dei musicisti all'opera si capisce che il progetto è composto da gente preparata ed esperta proveniente dalla scena estrema polacca (con ben due membri dei Crionics). In poche parole Red Revolution è composto, suonato, e prodotto come si deve, presentando una tracklist che non annoia mai, anzi che riesce a rinfrancare l'ascoltatore col passare dei minuti. Stiamo parlando di un death metal non particolarmente sofisticato, che si lascia alle spalle qualsiasi forzatura tecnica/compositiva, per dare sfogo a tempi medi irresistibili che suonano sorprendentemente piacevoli e freschi, con brani che ovviamente non disdegnano sferzate a tutta birra e assoli molto ben eseguiti.

Segno di una buona dose di fantasia e ispirazione, oltre a una padronanza tecnica messa in mostra nei punti chiave dei brani, in grado di far risaltare ritmiche e riffoni groovy come meglio non si poteva. Si dice che le cose semplici sono le migliori, e gli Anal Stench lo dimostrano con un album che non passerà alla storia, ma che diverte, trascina, infonde una sana carica che contagia molto velocemente, il tutto supportato da una qualità media tangibile in tutta la durata del lavoro, ben lontani da gruppi divertenti ma scontati (chi ha detto Debauchery?). Qui la musica c'è, le idee pure e i musicisti all'opera dimostrano un buon equilibrio tra i momenti più catchy e quelli un po' più ricercati, dando sfoggio nel saper cambiare umore ai brani e nel trovare il giusto riff nel momento più adeguato.

Singolare è il concept anticomunista di questo Red Revolution, inaugurato con un breve sample dell'inno nazionale sovietico, e ribadito a più riprese durante lo svolgimento della tracklist (basta leggere i titoli) e nell'artwork, con immagini storiche della propaganda sovietica oltre agli immancabili Stalin e Lenin. Un album di sostanza, che seppur non brilli di luce propria, si lascia ascoltare molto volentieri.



1. Hammer & Sickle

2. Charnobyl Hydrogenic Bomb

3. War Trip

4. Sputnik  

5. The 666th Party Congress

6. Civil Unrest

7. Go Gagarin Go  

8. Red Light Means Stop  

9. Red Revolution

10. Outro (The Internationale)

Intervista
Anneke Van Giersbergen: Anneke Van Giersbergen

Recensione
Epica - Omega

Recensione
Alice Cooper - Detroit Stories

Speciale
L'angolo oscuro #19

Intervista
Epica: Mark Jansen

Intervista
Sirenia: Emmanuelle Zoldan