Deathspell Omega
Veritas Diaboli Manet In Aeternum: Chaining The Katechon

2008, Norma Evangelium Diaboli
Black Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 18/04/09

Che ormai i Deathspell Omega rappresentino l'eccellenza nel campo della musica estrema, non solo confinata al black metal, è un dato di fatto, potendo vantare album che hanno segnato profondamente lo status e lo sviluppo futuro del genere, oltre a una collezione di split ed ep sempre interessantissimi. Quello che sorprende è come questi musicisti, riescano ogni volta a riproporre materiale sempre in costante evoluzione, abbinando qualità e quantità, come se i nostri non riuscissero proprio a stare fermi per troppo tempo.

Nel dicembre 2008 vede la luce l'ultimo split, con i connazionali S.V.E.S.T., pubblicato sia come split vero e proprio, sia come ep in cui le due band vengono presentate separate. Un titolo ormai ordinario per la band, Veritas Diaboli Manet in Aeternum: Chaining the Katechon, ma un contenuto ancora una volta nel segno dell'evoluzione, che parte dal capolavoro Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum, per portare i Deathspell Omega su una strada ancora più malata, oscura, e totalmente personale. Una via che viaggia dritto verso una concezione di black metal “progressivo”, avanguardistico, che non ha più catalogazioni, barriere, o schemi fissi. L'unica traccia presente, Chaining the Katechon, vede i nostri cimentarsi nuovamente sulla lunga distanza, con ventidue minuti di musica che lascia letteralmente a bocca aperta.

Lo stile dei francesi si fa meno violento, più votato alla ricerca di atmosfere inquietanti, attraverso una formula che tende al caos, secondo schemi finemente studiati. Non c'è un momento che possa essere definito pienamente all'interno del brano, tanto è repentino il succedersi dei campi di ritmo, di intensità, di emotività, con riff sinuosi, dissonanti, e incredibilmente melodici, che sembrano avvolgerti in una nube maleodorante, per poi colpirti con una violenza spaventosa, aprendo squarci di ferocia che, a differenza di Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum (dove la violenza era centrale), appaiono in questo nuovo lavoro uno dei tanti elementi utilizzati per rendere l'ascolto ancor più disturbante. Le chitarre sono sempre ispiratissime, pronte a cambiare registro appena si ha preso dimestichezza con il riffng, tra arpeggi, armonizzazioni spiazzanti, e bordate inaudite, sempre vibranti, mai fuori luogo. Come perfetto è il drumming del fantomatico batterista dietro le pelli (di cui non si conoscono le generalità), matematico, fantasioso, donando carattere ai passaggi più intimisti, e ottimo il cantato di Mikko Aspa, con il solito tono declamatorio, vario ed espressivo, esibendo anche un finale di cantato pulito.

Un brano che deve essere necessariamente ascoltato per poter farsi un'idea, privo di un filo logico ben preciso, un flusso di musica, di emozioni, e  di spiritualità che le parole non riescono a misurare. Un sound che si fa ancora più completo, e che siamo certi, continuerà a stupirci. Per i fan della band, un dischetto imperdibile.



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