Lacrimosa
Elodia

1999, Hall Of Sermon
Gothic

Recensione di Laura Olmi - Pubblicata in data: 13/04/09

Esiste un momento preciso in cui una musica riesce ad essere compresa oltre che ascoltata. Esiste un’alchimia di sensazioni, idee e atmosfere per cui solo in quell’attimo, solo in quell’anima, la composizione acquista un senso che va al di là della mera sequenza di note e parole. Esiste un senso in quel secondo e ne esistono infiniti, come infiniti sono i secondi di ascolto che uno stesso brano può ricevere. Celata tra sinfonie altezzose, nelle parole di un testo pensato per lo più in tedesco e che certo non facilita l’ascolto, si legge una storia in tre atti, raccontati in nove brani, che parla d’amore; un sentimento epico, sofferto, passionale e violento. Un uomo che uccide l’amata spinto dalla noia, esplosa in cieca rabbia, per un rapporto che piano piano sta svanendo, logorato dall’abitudine.


L’inizio del racconto mette in scena la preghiera dell’uomo, solo, intrappolato in una storia sbiadita, in una melodia cadenzata e lenta nella quale gli archi sembrano urlare le speranze disilluse di lui e in cui gli strumenti provano a fuggire, si rincorrono ma, intrappolati, si ritrovano a suonare sempre la stessa serie di note.


Il lamento cresce in un vortice di note con “Allen Zu Zweit”, poi rallenta nella malata nevrastenia di “Halt Mich” fino ad arrivare al punto di rottura, “The turning point”. Meno orchestrale e addolcito dall’inglese di Anne, il brano segna la svolta nell’anima di una persona predisposta all’amore, quello vero, ma che non trova nessuno in grado di accogliere l’immensità del suo sentimento.


La decisione è presa, l’uomo cammina sicuro verso gli eventi, le sinfonie cambiano registro, l’orchestra lascia spazio ad una batteria più decisa e dalle ritmiche dirette, incisive pur senza rinunciare alla maestosità della melodia e a dettagli dolcissimi quanto folli, come la conclusione “da carillon” di “Dichzu Toten Fiel Mir Schwer”. La donna giace a terra senza vita, il gesto è stato compiuto, e arriva così quella che sarebbe stata una perfetta conclusione alla storia, il “Sanctus”, 14 minuti, strazianti, funerei, l’apice del climax narrativo e strumentale dai facili richiami mozartiani.


Ma non è così che Tilo Wolff pensa di concludere il suo racconto: citando un grande del cinema “Se volete un lieto fine, questo dipende, naturalmente, da dove interrompete la vostra storia” (Orson Welles), e così arriva l’inaspettata redenzione finale, dal ritmo tormentato come può esserlo un pensiero, a tratti stridente e poi di nuovo sinuoso, come l’arrancare di una nuova speranza dopo l’esplosione della follia, una nuova vita che nasce, fioca, al finire della notte. Proprio questi imprevisti narrativi e sinfonici, uniti all’attenzione al vero e all’umano, rendono il linguaggio dei Lacrimosa così vivo ed espressivo senza rinunciare al loro iperbolico romanticismo.

"Elodia" ha uno spirito ricco, in cui convivono momenti strazianti e sontuosi, sinfonie dolci ed oscure, ritmi tormentati e violenti. Il disco appare musicalmente maestoso, e  la vena orchestrale dei Lacrimosa è al culmine della sua magnificenza che permette, tra l’altro, di dare profondità e delicatezza ai diversi passaggi e con la batteria sempre pronta a dare il ritmo ai brividi del cuore. Al primo impatto può sembrare altezzoso e ricercato, addirittura un po’ indigesto, ma nasconde dettagli compositivi coinvolgenti ed una varietà espressiva affascinante, tale da permettere ad una stessa composizione di far nascere emozioni diverse ad ogni ascolto.





01. Am Ende Der Stille
02. Alleine Zu Zweit
03. Halt Mich
04. The Turning Point
05. Ichverlasse Heut Dein Herz
06. Dichzu Toten Fiel Mir Schwer
07. Sanctus
08. Am Ende Stehen Wir Zwei
09. Und Du Fallst

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