Grimes
Visions

2012, 4AD
Elettronica/Indie

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 22/03/12

Per capire la musica di Grimes non è che ci voglia poi molto. Prendete una ragazza (giovane, molto giovane) che ami in particolar modo la disco pop ‘80s della Madonna pre-“Erotica” e la Cindy Lauper delle “Girls Just Wanna Have Fun”, chiudetela in una camera ermetica dove la gasate a suon di elio ad elevatissima concentrazione. Stordita, la poverella, convinta di essere Björk, ne erediterà non solo l’attitudine punk degli esordi, ma anche l’assoluta convinzione che, per fare musica, bastino un paio di synth ben programmati ed un vocoder perfettamente calibrato. Però, qui non siamo in Islanda, ma nel multiforme ed assolutamente cultural Canada, per cui il risultato, grattata la superficie, sarà sempre, in un qualche modo, irresistibilmente pop. Per chiudere il quadro, l'idea che qualsiasi tonalità e melodia possano andare bene, una sorta di folle testardaggine che sa tanto di Kate Bush.

Ed ecco che, baldanzosa, la nostra Claire Boucher approda sui verdissimi lidi di una sempre più importante – quasi fondamentale, oramai – 4AD, per partorire il suo quarto (coincidenza?) parto discografico in poco meno di due anni di attività (!), ripulendo ulteriormente molte ingenuità compositive del passato e restituendoci un album finalmente maturo. “Visions” è, innanzitutto, un manifesto di una personalità musicale fortissima che, per chiunque abbia già saggiato i 3 dischi precedenti a firma Grimes, non giunge affatto come nuovo, ma che può risultare sorprendentemente shockante per coloro che la scoprono solo oggi. Così, anche lo spirito di una ballad prende una piega assolutamente nuova ed efficace in ottica Boucher (“Symphonia IX”), esattamente come una canzone dream pop, con quel sintetizzatore come lanciato all’inseguimento ed assolutamente perturbante, intriga ed ammalia in modo quasi totalizzante (la droga che è il singolo “Oblivion” – e non lasciatevi sfuggire il video proposto a destra: Grimes è bravissima in immagini, forse quasi più che in musica), oppure la tanto cara wave ‘80s già citata, sia nella sua declinazione più pop (“Circumambient” e “Vowels = Space + Time”) che in quella più sintetico-ambientale (“Nightmusic” con Majical Clouds come guest): tutta materia sonora che, nelle sapienti mani della nostra, viene come svecchiata e digerita. Un bolo dagli ingredienti ancora facilmente riconoscibili, ciononostante inevitabilmente diversi.

Certo, non mancano ancora alcune trasparenze (“Visiting Statue” e “Colour Of Moonlight”) e forse il gioco ora di metà disco comincia a venire un po’ a noia, eppure non si può non rimanere affascinanti da questo mirabolante casino sonoro - guardate anche solo quanto è carica di simboli ed immagini la cover, o la formattazione dei titoli come presente in originale sul disco, improponibile sul nostro sito - realizzato, tuttavia, in sottrazione e minimalismo. Sono un paio di PC ed una voce (fievole, stridula ed irritante almeno tanto quanto amorevole ed affascinante) l’entità musicale denominata Grimes, eppure si ha la sensazione che ci sia molto di più a circondare la Nostra.

Chissà, forse è solo il talento, la sensazione di un artista che ha molto da dire. Per questo, l’ascolto di “Visions” non può che essere caldamente consigliato. A patto di poter tollerare un intermezzo Chipman come “Eight”, è chiaro…



01. Infinite Love Without Fulfillment (Intro)
02. Genesis
03. Oblivion
04. Eight
05. Circumambient
06. Vowels=Space+Time
07. Visiting Statue
08. Be A Body
09. Colour Of Moonlight (Antiochus) [feat. Doldrums]
10. Symphonia IX (My Wait Is U)
11. Nightmusic [feat. Majical Clouds]
12. Skin
13. Know The Way (Outro)

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