Woods Of Ypres
Woods 5: Grey Skies & Electric Light

2012, Earache Records
Doom/Black Metal

Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 29/02/12

David Gold, cantante, chitarrista e fondatore dei Woods Of Ypres, nella fredda notte canadese del 22 dicembre 2011 è venuto tragicamente a mancare in un incidente stradale. Aveva 31 anni. “Woods V: Grey Skies & Electric Light” è l’ultimo lavoro del giovane artista ed è uscito postumo all’alba del nuovo anno, quando la vita si avvia al rinnovamento e la neve involge l’emisfero boreale in una soffice coltre di algido cotone.
 
Araldo di un black metal decadente e melodico, molto vicino alle cadenze del doom, Gold si fa carico della propria coscienza tormentata e alla stregua di una funerea cicogna trascina il pesante fardello esistenziale ai confini del mondo, fino ai coltivati pascoli del cielo. “Woods V: Grey Skies & Electric Light”, come suggerisce il titolo stesso, è il quinto e terminale (per causa di forza maggiore) disco della band di Windsor, Ontario. Quasi come se avesse presagito l’avversa sorte, Gold scava nei recessi della propria anima e ci lascia in eredità un patrimonio dai contenuti di assoluta grandezza lirica. Il disco, difatti, è un conflitto irresoluto tra speranza ed eternità; scandito da toni gravi, è allo stesso tempo irradiato da una luce abbacinante che con i suoi raggi obliqui squarcia le tenebre e la paura della morte, che qui non è temuta, ma accettata come corso inevitabile e pacificatore del tempo. L’operato di Gold, con il suo cantato strascinato e a tratti spigoloso, è intriso di un verismo decadente che, accostato ad un sentimento di riscossa intima e sociale, può essere paragonato all’impegno letterario di grandi autori del Novecento che intorno alla figura dell’uomo oppresso, privo di sé e schiacciato dal sistema hanno fondato la propria poetica. Da qui la denuncia di “Career Suicide (Is Not Real Suicide)” e il profondo senso di solitudine, testimoniato dalla sensibile “Travelling Alone”, che fa da cornice a tutto l’album.
 
“Finality” è il passepartout di “Woods V: Grey Skies & Electric Light”. Il brano, spartiacque tra le due porzioni di disco (la prima decisamente più ispirata rispetto alla seconda), è una litania collusa con la speranza, un’invocazione drammatica ma fiduciosa nel silenzio e nella serenità dell’eternità. È il capolinea dell’artista Gold, il suo testamento biologico, paragonabile per spiritualità alla struggente “Hammerheart” del compianto Quorthon. Il sentimento crepuscolare che pervade l’album si amplifica in maniera esponenziale passo dopo passo, fino alla traccia conclusiva “Kiss My Ashes (Goodbye)”. Divisa in due parti, il frammento di chiusura ci mostra un Gold maturo e pronto a salpare oltre la vita, riluttante al ricordo e al proprio tramandarsi; un antieroe che si oppone alla vanitosa celebrazione costruita dagli uomini per se stessi:
 
“Curse all those who were so vain
Who felt entitled to hold a place on the earth as a grave for their remains
But no monument for me, please... I am not one of them
I didn't need it in life, I wont need it in death”
 
“Woods V: Grey Skies & Electric Light” è un disco profetico e di assoluto trasporto emotivo che ispeziona il destino dell’uomo in un viaggio senza ritorno attraverso il buio e la luce di una società ammalata nelle più profonde fondamenta.
 
NB: la recensione si riferisce alla versione promozionale del disco. La versione ufficiale contiene un brano aggiuntivo e una tracklist modificata. Gli accorgimenti sono stati effettuati dalla casa discografica per rispettare le volontà di David Gold, prematuramente scomparso.




01. Career Suicide (Is Not Real Suicide)
02. Travelling Alone
03. Alternate Ending
04. Lightning & Snow
05. Finality
06. Death Is Not An Exit
07. Adora Vivos
08. Silver
09. Modern Life Architecture
10. Kiss My Ashes (Goodbye) (Pt.1)
11. Kiss My Ashes (Goodbye) (Pt.2)

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