Xandria
Neverworld's End

2012, Napalm Records
Symphonic Metal

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 23/02/12

Diamo un'occhiata al comparto grafico di “Neverworld's End”, quinto capitolo di una discografia all'insegna del citazionismo più spudorato, e ci non sembra tanto difficile intuire gli intenti del quintetto di Bielefeld. Voce simil-lirica sparata a pieno volume, ridondanze sinfoniche, ambientazioni fantasy, scenari senza tempo che, in copertina, vanno a far compagnia ad un infante solitario... Se tutto questo non vi fa accendere una lampadina, rimandandovi ai Nightwish ed ai trascorsi più o meno recenti della band di Tuomas Holopainen, le ipotesi sono due: o siete fan degli Xandria e, quindi, volete a tutti i costi spezzare una lancia in favore della loro presunta originalità, oppure non avete mai ascoltato dischi quali “Wishmaster”, “Once” o il più recente “Dark Passion Play”.

Non neghiamo l'evidenza: dopo aver reclutato tra le proprie fila la pur brava cantante Manuela Kraller (in seguito all'uscita di scena della storica singer Lisa Middelhauve e alla “toccata e fuga” di Kerstin Bischoff), i Nostri hanno imbastito un'operazione nostalgia coi fiocchi, per cui “Neverworld's End” non è altro che una dedica, un messaggio d'amore per chi ancora non riesce a digerire lo split tra i Nightwish e Tarja Turunen, nonostante siano passati più di sei anni dal fatidico evento. Non che gli Xandria abbiano mai brillato di luce propria, sia chiaro, ma in questo caso l'anacronismo che sorregge l'intera opera diventa sconcertante. Talmente sconcertante da spazzare via le influenze gothic ed elettroniche del precedente “Salomé” per ripiegare tristemente su un symphonic metal scontato e dozzinale.

Potremmo anche giocare a scovare rimandi più o meno velati ai maestri finlandesi, ma preferiamo che siano i nostri lettori a farlo, qualora disponessero del coraggio e dell'onestà d'animo necessari. Potremmo anche parlare di una tendenza epicheggiante (“Blood On My Hands”), di una maggiore robustezza da parte della sezione ritmica (“Soulcrusher”) o di melodie incredibilmente (?) vellutate e romantiche (“Forevermore”, “A Thousand Letters”), ma “Neverworld's End” resta pur sempre un disco che, oltre ad un'ingombrante collezione di stereotipi e déjà vu, non ha molto altro da offrire. Decidete per conto vostro se questa sdolcinata lettera d'amore è destinata a voi o a qualcun altro. Noi abbiamo le idee ben chiare: cento volte meglio gli originali.



01. A Prophecy Of Worlds To Fall
02. Valentine
03. Forevermore
05. Euphoria
04. Blood On My Hands
06. Soulcrusher
07. The Dream is still Alive
08. The Lost Elysion
09. Call Of The Wind
10. A Thousand letters
11. Cursed
12. The Nomad's Crown

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