Björk
Biophilia

2011, Polydor
Folk/Elettronica

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 08/01/12

Cercare di recensire un disco di Björk è sempre un'impresa ardua, e comunque sia, la Nostra rimane un'artista in grado di dividere i fans e gli appassionati sempre in due, tre gruppi ben precisi: il gruppo di quelli che la idolatrano a prescindere, e per motivi professionali e dischi palesemente deboli, quali "Volta", la sottoscritta sente di non farne affatto parte; abbiamo poi il gruppo di quelli che rimpiangono la Björk di "Post" e "Homogenic", stroncando tutto a prescindere con superficialità, e ancora, chi scrive non fa decisamente parte di quel gruppo. Infine, abbiamo quelli che si prendono la briga - i lettori perdonino quest'espressione piuttosto diretta - di ascoltare svariate volte la nuova impresa di Björk, cercando di farla crescere con il tempo, perché ogni disco dell'artista islandese è sempre proiettato verso il futuro.


Dunque, che cosa ci si aspetta da questo "Biophilia", ottava fatica di quest'artista così eclettica?


Prima di tutto, un connubio tra la sua musica con la tecnologia più avanzata, in quanto la Nostra ha accostato le proprie canzoni a delle applicazioni per iPad, strumento con il quale ha anche creato parte delle strutture dei brani. Le applicazioni non solo danno la possibilità di esplorare i brani e le tematiche ad esso collegate, ma presentano anche dei piccoli giochi con i quali divertirsi. E questa sperimentazione tecnologica ha largamente influenzato anche gli strumenti utilizzati dal folletto islandese. Prendiamo come esempio il singolo "Crystalline", che presenta dei suoni alquanto singolari. C'è chi li ha paragonati ai suoni di uno xilofono, chi a delle campanelle: non è nient'altro che un "gameleste", un incrocio tra un gamelan indonesiano, fatto di gong, e percussioni di metallo, e la celesta, una tastiera risalente alla fine del ‘800, simile ad un pianoforte verticale, con un suono somigliante a quello di un carillon. In "Thunderbolt" vengono utilizzati come strumenti musicali persino le bobine di Tesla. Non mancano i suoni programmati con il già citato tablet, pattern di musica elettronica come sottofondo alla voce di Björk ed ai cori che l'accompagnano e strutture musicali che spezzano i ritmi canonici del semplice 4/4, preferendo ritmi meno prevedibili.


Da un punto di vista musicale e meramente tecnico, "Biophilia" risulta un album estremamente sperimentale ed innovativo; ora è bene che qualche parola venga spesa per il lato emotivo, e per le tematiche trattate. Dapprima, quest'album può lasciare un po' interdetti, in quanto si è soffocati da tanta ambizione e sperimentazione. Gli strati di effetti elettronici, voci e cori sono decisamente spessi e sembra quasi di immergersi in un liquido estremamente viscoso, dalle tinte oscure. Piano piano, però, ascolto dopo ascolto, la cacofonia iniziale di brani come "Hollow" assume un senso ed una musicalità a sé stante, divenendo un brano ricco di mistero e fascino, dato che riguarda l'ereditarietà ed i propri antenati. C'è una forte dose di emotività in una delle tracce meglio riuscite dell'artista, ovvero "Virus", che parla di un virus e del proprio attacco ad una cellula. C'è una sorta di messaggio dietro, più grande ed universale, ovvero l'amore talmente forte che arriva a distruggere chi abbiamo davanti. Da questo brano si può cercare di individuare la tematica principale dell'intero album, vale a dire il macrocosmo, fatto di placche tettoniche che si spostano e si scontrano tra di loro, come in "Mutual Core", a confronto con il microcosmo, ovvero noi umani, con i nostri sentimenti, il nostro rapportarci con il prossimo. Il confronto tra macrocosmo e microcosmo è il fulcro centrale di quest'album, ed una volta afferrato questo concetto, secondo chi scrive si riesce a capire ed apprezzare meglio questo full-length. La dolcezza di "Moon" e la ciclicità dei temi musicali che l'accompagnano non rappresentano che il ciclo lunare e di come l'uomo si adatti alle varie fasi della Luna. L'aura di mistero che aleggia in brani come "Dark Matter" rappresentano l'inspiegabilità dell'antimateria, ma anche dell'uomo stesso, delle scelte che compie, che possono essere discutibili ed assurde secondo altri.


Detto questo, l'atmosfera complessiva che si viene a creare è di meraviglia verso il creato, il cosmo che ci abbraccia e che ci comprende, in tutta la nostra piccolezza e la nostra umanità. E la sensazione di vuoto e di freddezza che si prova verso questo disco, va lentamente a scemare. Perché è vero, all'inizio si rimane indifferenti, o semplicemente perplessi dall'atmosfera scientifica e matematica di questo disco. Ma un disco che non trasmette niente finisce nel dimenticatoio in fretta, mentre qualcosa di "Biophilia" rimane inevitabilmente, che siano le sonorità del gameleste, che sia l'intimismo di "Virus", i cori celestiali di "Cosmogony". Ed è sufficiente per cercare di riascoltare questo disco impegnativo ed all'avanguardia del folletto islandese. Un deciso passo in avanti, lungo anni luce, rispetto al discutibile "Volta".





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