Gamma Ray
Land Of The Free Part II

2007, SPV
Power Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 06/04/09

E il primissimo ascolto è andato, il disco riparte dalla numero uno: "Into The Storm".


Do un’occhiata al semaforo, innesto la prima marcia e al verde parto noncurante di quello che mi sta attorno ma con le orecchie e il cervello tesi da un’altra parte (e voi sapete dove). L’indice e il medio tamburellano nervosamente sulla leva del cambio, il gomito sinistro appoggiato sul montante del finestrino e la sensazione di aver percorso trenta chilometri in pochi secondi quando, “scippando” la battuta ad uno spot televisivo, ecco l’idea su come iniziare questa recensione: Kai Hansen ti mette le ali.


Venticinque maggio millenovecentonovantacinque, LOTF, una semplice data e un acronimo che rimembrano musica dai contorni storici: Land Of The Free. Sono passati più di dodici anni e l’anima di un disco che i Gamma Ray vogliono ricordare, e non sostituire, torna a riempire di colori e di passione l’universo del power metal.
Ho riflettuto più e più volte sul significato di un titolo che comporta più grane che facilitazioni, un titolo che i detrattori amano collegare alla parola “Soldi” e gli adulatori alla parola “Musica”, ma la risposta ve l’ho scritta qualche riga fa: ricordare… non sostituire.

Lo stile del raggio gamma, che persiste da un paio di generazioni, è immutato e, nonostante una leggerissima inclinazione al modernismo che avevamo individuato nell’oscurità di Majestic, l’album sembra porsi agli antipodi del power, provando a restituire un po’ di entusiasmo a quei ragazzi che non riescono più a digerire il genere come in passato.


LAND OF THE FREE VS LAND OF THE FREE II
Ci sono similitudini tra i due capitoli? Il minimo indispensabile se escludiamo il titolo. Land Of The Free è un concept, Land Of The Free 2 no. C’è la voglia di riportare in auge lo spirito brioso e raggiante che trionfava nella prima parte, ci sono le forze e gli stimoli necessari per riprendere dal momento in cui il nome Gamma Ray ha realmente fatto il giro del mondo.
Anche qui, esattamente come successo nell’ultimo Majestic, incontrerete diversi passaggi che ricordano questo o quel brano, ma identità e vocazione sono esclusive. O pensavate davvero di ritrovarvi tra le mani una copia conforme all’originale?


LAND OF THE FREE - PART II
Dicevamo: Into The Storm. Slanciata, repentina, vivace, un pezzo dai colori accesi che agiscono tramite una voce che, sebbene non sia particolarmente tecnica, è il vero marchio di fabbrica (Kai Hansen) e, non mi stancherò mai di scriverlo, la lode va assegnata al chitarrista modello “effetti speciali”: Henjo Richter. Ci lasciamo stregare dall’assolo di Henjo prima di goderci il secondo brano, From The Ashes, una sassata Iron Maiden style (col gran finale estrapolato dalla buon vecchia Farewell) dove anche Dirk Schlachter (bello l’assolo di basso) e Dan Zimmermann (batteria) acquistano un ruolo fondamentale.
A proposito di Iron Maiden; i Gamma Ray devono essere stati ipnotizzati da Harris & Co dopo averli accompagnati nel tour di supporto a Dance Of Death. Il tributo alla vergine di ferro è una costante che si ripete per l’intera durata del disco: un piccolo grande tradimento a danno dei beneamati Judas Priest?

Rising Again, l’unica introduzione strumentale, stoppa per pochi secondi il “simulacro di emozioni” alimentato nuovamente dal ritornello contagioso di To Mother Earth, una traccia nella quale emerge la straordinaria attitudine giocosa (e gioiosa) del nuovo pargolo.
Pare che i Gamma Ray riescano, ogni volta, a migliorare il loro sound apportando dettagli intelligenti; è il caso del giro hard rock di Rain, e quello del raffinato arrangiamento di Leaving Hell che testimoniano, se ce n’era bisogno, l’entusiasmo e la serietà di una formazione che ha sulle spalle oltre due decadi di attività.

Nota bene: esattamente come scrissi all’interno della “pratica” Gambling With The Devil degli Helloween, anche su Land Of The Free 2 ogni brano ha qualcosa da comunicare, qualcosa da trasmettere.

Voglio consigliare spassionatamente l’ascolto di Empress, forse il pezzo più interessante che Daniel Zimmermann abbia mai composto. E’ qui (e su Real World anche se è fin troppo “Freedom Call” per i miei gusti) che ho riassaporato l’antica atmosfera e percepito chiaramente lo spirito che Kai Hansen (intervista) ha voluto “reclamizzare” a margine. Il ricamo acustico centrale è grandioso.
Prima di addentrarci nella prosa firmata Dirk Schlachter, Opportunity, è di nuovo Kai Hansen a deliziare con un ritornello dei suoi, quello prolungato di When The World, episodio sfiancante alla lunga ma che si lascia apprezzare per melodia e ritmica. 
Opportunity, da sola, può giustificare l’acquisto di Land Of The Free II; le poche volte che Schlachter si immola a songwriter (Heal Me, Farewell, Shine On per citare alcuni suoi successi) fa centro, confermandosi il vero vice-Hansen nel ruolo di compositore: traccia seducente e sinuosa nella prima parte, epica nella seconda, dopo l’eccellente cambio di tempo.
E’ di Richter, invece, il pezzo meno “intrigante”, Hear Me Calling, gradito stuzzichino prima dell’ascensione verso la sommità più alta di questo nuovo capitolo: il chilometrico epilogo di Insurrection.
La suite, come da prassi, riassume in un “sol boccone” tutti i pregi dell’album, confermandosi come la canzone più suggestiva.


BAND ON A MISSION
Missione compiuta.
La seconda parte di Land Of The Free non ha lo stile ne le strutture adeguate per essere comparata al primo capitolo, quello che ha riaperto un’era. Lo spirito sì, ma se volete una sincera e spassionata opinione beh: l’avrei intitolato diversamente anche se la sostanza non cambia.
Il disco va giudicato per la qualità della sua musica e Land Of The Free 2 sfoggia la solita classe e la consueta vivacità attraverso brani di grande spessore artistico.
 
Si torna verso casa: il piede torna a premere il pedale dell’acceleratore, il gomito sinistro appoggiato sistematicamente sul montante del finestrino mentre l’indice e il medio della mano destra scandiscono, sulla leva del cambio, il tempo del brano From The Ashes: bentornati Gamma Ray.





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