Savatage
Poets And Madmen

2001, SPV
Hard Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 06/12/11

LO SPIRITO DELL'OPERA

È piuttosto difficile spiegare il fascino che certi “luoghi” del passato riescono ad esercitare. Non si tratta sempre di luoghi fisici, a volte si tratta di momenti precisi, di situazioni, canzoni od oggetti come un’auto o una vecchia foto. Schegge di un altro tempo ricompaiono nella nostra vita come fantasmi, portando con sé storie, sentimenti e un modo di percepire il mondo e la vita che spesso ci sono del tutto estranei… Eppure quei piccoli pezzi del passato ci richiamano come sirene, seducendoci e dandoci la sensazione che in qualche modo la loro storia ci appartenga e ci riguardi in modo intimo. Finiamo cosi con il precipitare dolcemente in un viaggio indietro nel tempo e se siamo abbastanza fortunati e sensibili sarà davvero come rivivere gli eventi. A quel punto chi potrà mai dire se quella storia ci apparteneva fin dal principio, per chissà quale legame metafisico o spirituale, o se ha semplicemente finito con il fare parte di noi dal momento che abbiamo deciso di lasciarci sedurre dal richiamo della sirena. Impossibile tracciare dei confini definiti, esattamente come accade con la poesia e la follia. Di tutto ciò tratta “Poets And Madmen” ultimo grande concept-album partorito dai Savatage, tanto voluto da Jon Oliva prima dello scioglimento. Un incredibile lavoro costruito su più livelli di lettura, una storia di “fantasmi” che prende corpo sollevandosi dalla polvere di un vecchio manicomio abbandonato, restituendo vita ad ombre e memorie.

LA STORIA

Spinti dalla curiosità tipica dell’adolescenza, tre ragazzi si lanciano alla ricerca di un vecchia casa d’igiene mentale abbandonata che dovrebbe trovarsi a sole 40 miglia dalla loro città. I ragazzi hanno letto dell’ospedale su un articolo legato ai molti posti simili a quello chiusi nel corso degli anni e sulle nuove tendenze scientifiche in campo psichiatrico. Un articolo piuttosto noioso ma ad accompagnarlo c’è una foto del posto. Un edificio in stile gotico, maestoso e terribile, solida pietra con tetto d’ardesia nera e grondaie di piombo dalle fattezze mostruose… Come resistere? La ricerca è ardua, il posto per quanto grande è circondato da ettari di terra che lo dividono dalla recinzione e dalla pesante cancellata in ferro battuto strangolata dalle erbacce. Uno dopo l’altro i ragazzi penetrano nella proprietà scomparendo alla vista del mondo e perdendosi in un mondo selvaggio. I rampicanti cercano di ghermire le loro caviglie mentre attraversano il grande parco in completo abbandono. Attraverso una finestra del seminterrato i tre scivolano all’interno del mostro dormiente, si fanno strada attraverso vecchi schedari, documenti e montagne di apparecchiature mediche arrugginite. La risalita lungo l’unica scala in vista si rivela come la ricerca della superficie per un sommozzatore a corto d’aria. La porta del primo piano è sbarrata e cosi quella del secondo. Solo arrivati al terzo ed ultimo piano la porta si apre senza sforzo, facendoli riemergere su una balconata che circonda un grandioso salone con un soffitto a volta. Attraverso le vetrate sporche dai profili elaborati la luce della notte penetra ritagliandosi spazi tra le lunghe ombre.

Proseguendo lungo la balconata qualcuno inciampa in una statua, uno degli amici si fruga nelle tasche e, dopo aver abbandonato la giacca su un piccolo tavolo insieme ad un pacchetto di sigarette, usa il suo zippo per fare luce. La fiammella illumina il ragazzo caduto ma fortunatamente illeso. Appena il tempo di riprendere il fiato per lo spavento e un rumore cattura l’attenzione di tutti. Girandosi la luce della fiamma riesce appena ad illuminare la figura di un uomo che scompare in un corridoio. In una mano ha la giacca del ragazzo. Poi la voce allarmata di uno di loro: “le chiavi della macchina! Sono nella giacca!”.

Questo è solo l’incipit della storia, che fa da sfondo al concept (che troverete in forma romanzata nel libretto allegato al disco). Una storia spaventosa, un fotografo d’assalto il cui spirito è stato spezzato a metà, un amore finito e una foto capace di far perdere il senno… Il desiderio insopprimibile di dare un senso alla vita o semplicemente renderla più accettabile.

I Savatage non sono stati forse i primi a concepire l’idea di un’opera rock, ma sono stati probabilmente la band che più di ogni altra ha portato in tempi moderni il concetto ad un livello superiore, riuscendo a realizzare opere in cui musica e testi collaborano a raccontare una storia con uno stile che in questo “Poets and Madmen” raggiunge probabilmente la sua massima espressione. Nell’ora abbondante di ascolto non si percepisco momenti di stanca o intermezzi che non costituiscano sempre e comunque elementi fondamentali nell’economia dell’opera. La potenza espressiva di un hard rock che di patinato non ha più nulla, trae profondità da testi appassionati e maestosità melodica dalla scuola neoclassica (quella di Prokof'ev, Orff o Stravinskij per intenderci, non quella derivativa di Malmsteen e compagni), creando cosi una composizione unica nel suo genere. Per comprendere a pieno un disco sì di grandissimo valore, ma pur sempre impegnativo, più che commentare sterilmente pezzo per pezzo, bisogna necessariamente ricorrere ad una serie di distinguo fondamentali che aiutino a capire cosa sia e soprattutto cosa non sia “Poets and Madman”.

In primis bisogna chiarificare che nonostante la facile tendenza ad associarne il genere non si tratta di A.O.R.. Che lo si voglia intendere come adult oriented rock (definizione per il genere comunque improbabile trattandosi il più delle volte di brani melensi, faciloni e privi di spessore) o album oriented rock (format teso a selezionare pezzi adatti alla trasmissione radiofonica); “Poets and Madmen” di certo non è nulla di tutto questo. Per quanto coinvolgente se preso nel suo insieme, l’album contiene per lo più brani troppo complessi ed impegnativi per poter diventare pezzi da hit parade e di melenso e facilone non c’è proprio traccia. Fatta forse eccezione, non per caso, per il singolo di presentazione “Commissar”. Non si tratta neppure di un disco heavy metal, duro diretto ed aggressivo, capace di tenervi compagnia sparato a massimo volume mentre correte sull’autostrada o svuotate caricatori nel video gioco del momento… Nè tanto meno mentre scolate birra in spensierata compagnia.

“Poets and Madmen” è un Opera a tutti gli effetti. Consci di essere già stati fin troppo didascalici, per farvi un’idea di cosa s’intenda per opera non possiamo che riportarvi alle svariate enciclopedie offerte dalla rete, o in alternativa con un po’ di fiducia all’ascolto dell’album in questione. A dare voce alle liriche non è questa volta Zachary Stevens, voce portante dei lavori precedenti, ma lo stesso Jon Oliva. Il risultato partecipa della vena sanguina e eccezionalmente corposa che pervade ogni singola traccia, perdendo però ulteriormente di leggerezza nell’ascolto. Molto di quanto detto fin qui potrebbe scoraggiare più di un lettore. Non tutti i piacere sono però facili e le conquiste migliori sono spesso quelle che ci richiedono più impegno. Non c’è dunque intrattenimento facile in questo Lp, ma c’è un’esperienza totalizzante. Se siete quindi tra quelli che oltre a godersi un po’ di musica fast-food, hanno voglia di mettersi seduti e farsi una full immersion in luoghi dello spirito e della memoria, qui c’è tutto quel che può servirvi. La complessità delle orchestrazioni è degna del più complesso e raffinato progressive, ma scoprirete che impegno e spessore qui sono concentrati in ben altri lidi.

Un disco impressionante, non propriamente user friendly ma sicuramente memorabile. Un lavoro da sorbire solo nella sua interezza con tutta la calma, la propensione di spirito e l’attenzione possibile. Se poi proprio necessitate degli highlight di riferimento potreste trovare quel che cercate in “Morphine Child” che riassume piuttosto bene lo spessore e lo stile dell’intera opera.

“Somewhere in this universe of lost forgotten dreams
The silence weaves a tapestry of once enchanted themes
The shadows listen carefully and question what it means”




01. Stay With Me A While

02. There In The Silence

03. Commissar

04. I Seek Power

05. Drive

06. Morphine Child

07. The Rumor

08. Man In The Mirror

09. Surrender

10. Awaken

11. Back To A Reason

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