Negrita
Dannato Vivere

2011, Universal Music
Rock

I Negrita confermano di aver (ri)trovato la propria strada artistica.
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 07/11/11

Ai Negrita bisogna riconoscere un merito oggettivo: la capacità nel corso degli anni di intraprendere e compiere un percorso evolutivo ben preciso che va ben oltre il mero cavalcare questa o quella moda musicale del momento. Dagli esordi ed i successivi successi di “XXX” e “Reset” la band di Arezzo è gradualmente passata da un rock di stampo classico ad incursioni d'elettronica, fino ad arrivare al periodo in cui il tormentone “Rotolando Verso Sud” imperversava nelle radio coi suoi ritmi più latineggianti che rock. Passare da chitarre sporche che richiamano un certo stile anni '70 alle percussioni latine e alla tromba di Roy Paci non è certo un passaggio indolore, tant'è che tra il loro pubblico abituale si è creato un po' di disorientamento, fino a quando i Nostri non son riusciti col precedente “HELLdorado” ad amalgamare al meglio le proprie influenze primordiali rock con le contaminazioni più tipicamente centroamericane acquisite da qualche anno a questa parte. Forti dell'equilibrio raggiunto, i Negrita pubblicano “Dannato Vivere”, titolo quantomai esplicativo e fotografia di questi tempi incerti.


Pau e soci hanno imbastito un comparto compositivo che è la diretta evoluzione dei loro lavori più recenti: ecco quindi che brani come “Junkie Beat” e “Fuori Controllo” riprendono la lezione latina e la inglobano in sonorità rock più confacenti a Drigo, creando ritmi sostenuti ma che nonostante questo lasciano intatta una certa atmosfera dilatata ed ariosa. “Brucerò Per Te” acquieta i ritmi ma non gli animi, e grazie ad un uso essenziale e non smodato, come invece è (troppo) solito in tempi recenti, di una sezione d'archi che esegue egregiamente il compito d'accompagnamento ed arricchimento della sezione ritmica, è una preghiera disillusa ad un amore che è sfuggito dalle proprie mani per leggerezze che potevano essere evitate. È doveroso ammettere e sottolineare con piacere che i Negrita hanno una capacità di scrivere ballad d'amore di tutto rispetto, stando fortunatamente alla larga da quelle banalità che attanagliano la stragrande maggioranza della musica italiana, tanto nel pop quanto nel rock. Altro esempio perfettamente riuscito è la conclusiva “Splendido”, cantata da Drigo (il chitarrista è anche la voce principale in “Il Giorno Delle Verità”): molto ispirata e ben concepita nella sua pur semplice struttura, forse è la canzone che suona più “italiana”, ma siamo parecchio lontani dalle melense lagne d'amore cui siamo sfortunatamente abituati.


“Dannato Vivere” è un titolo in parte fuorviante: sebbene l'album abbia come comun denominatore la tematica del tutt'altro che florido e prospero presente, generalmente Pau ha inserito nei testi una sottile ma palese voglia di ribalta, una piccola ma al contempo vistosa visione speranzosa per il futuro, dove magari, coi giusti accorgimenti e soprattutto facendo tesoro dei propri errori di gioventù, potrebbe davvero palesarsi il riscatto da una situazione, quella attuale, piuttosto grigia e soffocante. In questo caso la leggerezza dell'eterea “Bonjour” è quanto di più ottimistico si possa incontrare durante l'ascolto del disco.


Se qualche anno fa la stretta collaborazione (soprattutto in campo live) con Roy Paci aveva segnato un punto di svolta nello stile da perseguire, oggi i Negrita sono giunti ad un punto d'arrivo, acquisendo nuovamente una identità ed uno stile ben definiti. I punti di riferimento verso i quali si ispirano oggi sono diversi, o meglio, più variegati rispetto agli esordi, ma l'aspetto fondamentale e più importante è che i Negrita di oggi hanno ben chiaro ciò che vogliono fare e che vogliono proporre ai propri fan: un rock atipico, orecchiabile ma non per questo scontato.





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