Le Strisce
Pazzi E Poeti

2011, EMI
Pop Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 26/09/11

Poco più di un anno fa, il sottoscritto ebbe modo di rimanere piacevolmente colpito dall’opera prima di questo quintetto di studenti universitari napoletani molto fuori corso che risponde al nome di Le Strisce. I motivi per cui l’opera prima di questi ragazzi mi colpì sono facilmente riassumibili in una potente, scanzonata ed irriverente ironia che era racchiusa nel messaggio sonoro di “Torna Ricco E Famoso”. Oggi, la band torna con questo “Pazzi E Poeti”, e le cose sono decisamente cambiate, purtroppo in peggio.

Che le ambizioni della formazione si fossero fatte alte lo prova la tentata partecipazione, col brano “Vieni A Vivere A Napoli”, all’edizione 2011 di Sanremo nella sezione giovani, e l’impressione viene ulteriormente consolidata ascoltando con attenzione le liriche che pervadono quest’opera, le quali si ritrovano tutte appiattite e disperse nei luoghi comuni. Fatta eccezione, difatti, “Internet Per Tutti” – dove la caustica verve del passato torna a far capolino – il resto del disco si attesta su una mediocre linea di qualunquismo e banalità, perfettamente consolidata su “Lasciare Tutto Andare”, normalità che sì vengono espresse in modo originale, ma che non paiono più rispettare lo spirito originario della band. Niente più odi a 40enni, denuncie alla perdita di valori dei giovani d’oggi ed autoironia che porta a sorridere con loro di loro. La musica, quasi a riflesso di questa convinzione, appare quindi meno briosa, ispirata, priva di mordente: il brit pop rock di cui questi ragazzi si fanno portatori, per assurdo, in questo inciso torna a convincere appieno solo sulle ballad, tra cui si deve necessariamente segnalare l’ottima costruzione di “Alle 10 Sotto Da Te” – con un chirurgico innesto di archi ed elettronica a sostenere la melodia – e “La Ballata Del 6° Piano”. Solo “Londra”, sul versante uptempo, pare essere davvero convincente, grazie agli scratch tipici dell’hip-hop a rendere ancora più animati e vivaci gli ottoni, su una melodia frizzante che è un tributo ad un modo di essere in musica che più tributo di così non si può.

Al termine dell’ascolto di questo inciso, pare davvero di trovarsi inequivocabilmente di fronte ad una band in affanno, come se l’anno trascorso tra questo “Pazzi E Poeti” e lo scorso disco fosse stato un intervallo di tempo troppo breve per i Nostri, i quali sono rimasti intrappolati nella classica fretta causata dalla smania di voler convincere a tutti i costi e perdendo, inesorabilmente, in unicità ed energia.

Il detto popolare dice che un bel gioco è bello quando dura poco…potrebbe anche essere vero, ma, siccome giocare con questi ragazzi era piacevole, si poteva anche farlo durare un po’ di più questo benedetto gioco, e probabilmente ne avremmo guadagnato tutti in divertimento. Vedremo cosa succederà in casa Le Strisce col prossimo inciso in studio, sperando che ci si prenda il giusto tempo per poter elaborare qualcosa di nuovamente convincente.



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