Red Hot Chili Peppers
I'm With You

2011, Warner Music
Rock

John Frusciante è (di nuovo) uscito dal gruppo, ma stavolta la decisione non sembra così avventata.

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 09/09/11

John Frusciante è uscito dal gruppo. Di nuovo. A differenza della burrascosa dipartita di quasi venti anni fa, questa volta il buon chitarrista se ne è andato senza scatenare guerre, senza sbattere porte. Semplicemente, si era stancato di un ambiente che oramai non gli trasmetteva più stimoli. Piuttosto che continuare ad annoiarsi e salire sul palco col muso lungo di chi è lì giusto perché deve “timbrare il cartellino”, ha preferito render chiara la situazione a Flea e soci e lasciare quel ruolo che nell'immaginario collettivo è solo ed unicamente suo. Il “post-Frusciante” si palesa in questo “I'm With You”, l'atteso nuovo studio album dei Red Hot Chili Peppers che vede alla sei corde il giovane Josh Klinghoffer, amico di John ed introdotto alla band proprio da quest'ultimo (a dimostrazione del fatto che, almeno sul piano umano, i rapporti tra l'ex RHCP e gli altri sono rimasti sereni). Riusciranno i superstiti degli eccessi degli anni d'oro Flea, Anthony, e Chad a trovare nuovi spunti e nuovo vigore per tenere in vita un gruppo che, forse, ha già espresso tutto ciò che poteva?


“Monarchy Of Roses” è un inizio promettete: nonostante siano lontani il furore e l'esplosività di “Around The World” e “Give It Away”, il brano è pregno di un ritmo energico e coinvolgente, con una chitarra che pur non svolgendo particolari virtuosismi, sa scagliare schegge di caos che possono vagamente rievocare gli episodi più ispirati della band losangelina. Il lavoro al basso di Flea è, al solito, energico, in più d'una occasione (“Factory Of Faith”, “Ethiopia”, “Look Around”) sovrasta gli altri strumenti con alcuni passaggi interessanti ed ispirati. La prima parte di “I'm With You” è molto godibile, si percepisce l'immediata alchimia che si è instaurata tra i membri storici ed il nuovo arrivato, il quale è ha imparato molto bene i segreti dell'amico John (stile, tocco e sound sono molto simili).


Se i pezzi della prima trance fanno ben sperare, purtroppo l'entusiasmo viene pesantemente smorzato dalla seconda parte del disco, a cominciare da “The Adventures Of Rain Dance Maggie”, inspiegabilmente scelta come singolo. La canzone, chiariamo subito, non ha particolari difetti, ma neppure vette degne di nota, non ha la carica che avrebbe potuto e dovuto avere, complice anche un Anthony Kiedis piuttosto fiacco e svogliato. Il bello ed al contempo essenziale assolo di chitarra e le atmosfere sudamericane di “Did I Let You Know” impreziosiscono un brano altrimenti non esaltante, mentre “Goodbye Hooray” è uno schiaffo che risveglia l'ascoltatore, per un attimo ci riconsegna un po' dei Red Hot di inizio millennio: ritmi tirati, sezione ritmica solida dove la coppia Flea-Klinghoffer sfodera gran bei numeri. Indubbiamente uno degli episodi migliori dell'intero lavoro.


Il problema più serio della band californiana è il non volersi arrendere all'evidenza dei fatti: ad oggi, non sono più in grado di comporre un album interessante dall'inizio alla fine. Canzoni obiettivamente ben concepite (vedasi quasi tutta la prima metà del disco e la già citata “Goodbye Hooray”) si scontrano con pezzi come “Even You Brutus” e “Police Station” che, nonostante l'intento, non riescono a tessere un'atmosfera che possa incollare l'ascoltatore allo stereo. Siamo lontani dall'altalenante “By The Way”, ma ahinoi siamo altresì lontani dallo sfolgorante “Californication”, il quale a questo punto può essere definito il canto del cigno di una band che, ora, a fatica cerca di mantenere viva la fiammella dell'interesse su di sé.


“I'm With You” è un discreto sottofondo che può accompagnare le ultime giornate di fine estate, ma nulla che possa rimanere per lungo tempo in testa. A questo punto vien da chiedersi se per Kiedis e compagni non sia giunto il tempo di prendere una decisione simile a quella di John Frusciante: staccare la spina, prendersi i propri spazi ed il proprio tempo. Soprattutto, smetterla di inseguire affannosamente un successo che, oramai, regge unicamente sui grandi classici, non sulle novità proposte.





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