Sergeant Hamster
Star Messenger

2011, Autoproduzione
Stoner

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 25/08/11

Siete alla ricerca di qualcosa di nuovo? Qualcosa in grado di sorprendervi e lasciarvi del tutto spiazzati? Ebbene siete nel posto sbagliato! Ma se quel che cercate è semplicemente buona musica, fatta con tutti gli attributi, i Sergeant Hamster potrebbero essere pane per i vostri denti.

La band palermitana è quanto di più lontano dalla novità che vi possa capitare di sentire. Il loro è un lavoro già fatto da molti altri, ma in casi come questo l’unica cosa che conta è che lo sanno fare benissimo! L’introduzione “Impulse 069” si prende appena il tempo necessario per proiettare un’ingannevole sensazione di sense of wonder da fantascienza anni 50, sensazione che ci abbandona bruscamente non appena si passa alla prima vera e propria traccia dell'EP. Delle premesse appena considerate “Universe Ride” mantiene solo il gusto prepotentemente anni 70. Il pezzo si sviluppa su temi e soluzioni che potrebbero essere usciti dirtettamente da “Vol4” dei Black Sabbath. Incapace di sorprendere, può però riuscire a fare la felicità dei nostalgici. Le atmosfere vellutate dell’intro sembrano però già tutte andate a farsi benedire… peccato! “Raise Hell” ci esplode in faccia come un fuoco d’artificio fatto in casa, troppo carico di polvere da sparo e poco dotato di colore, probabilmente il momento meno riuscito del mini.

Approdiamo finalmente su altri lidi con la trasognante e sofferta tittle-track. "Star Messenger" non è soltanto una buona escursione nello stoner d’epoca, ma recupera anche quella buona dose di psichedelia che ne fa alla fine un piccolo gioiello. I due ingredienti principali si mescolano con sapienza e creano cosi una pasta perfettamente uniforme. Quanto c’è di stentato è solo quanto dettato dalle regole del genere, ed alla fine riusciamo a ritrovare anche quel sense of wonder che ci aveva fatto ben sperare in principio. La psichedelica ci abbandona di nuovo per la ben più breve ma comunque efficace “Tom”. Questa volta siamo a pieno diritto nei territori del doom delle origini. Impossibile non ricondurre di nuovo l’ascolto ai Sabbath più ispirati. Le prime note di “Sleepless” fanno quasi pensare ai Pantera di “The Great Southern Trendkill”, richiamo tutt’altro che facile. Di tutte le contaminazioni possibili quella sludge è forse l’ultima che ci saremmo aspettati, eppure eccola li che con la sua piccola stilla contamina l’ultima traccia dell’Ep. Ciliegina sulla torta di un lavoro ”piccolo”, onesto e in conclusione di gran pregio.

Se volete qualche altra indicazione sulle influenze nei Nostri possiamo citare “Kyuss”, “Down”, “Saint Vitus”… ma se amate il genere il consiglio spassionato è quello di procurarvi l’Ep dei Sergeant Hamster o magari di aspettare fiduciosi il primo Lp, sperando che psichedelia ed ispirazione nel frattempo non abbandonino il sergente.



01.Impulse 069

02.Universe Ride

03.Raise Hell

04.Star Messenger

05.Tom

06.Sleepless

Intervista
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