Theatre Of Tragedy
Last Curtain Call

2011, AFM Records
Gothic

Il sipario cala per l'ultima volta sul Teatro della Tragedia...
Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 05/08/11

1 marzo 2010: l'annuncio arriva come una doccia fredda, ma forse, per chi ha seguito gli ultimi sviluppi in casa Theatre Of Tragedy, non troppo inaspettata. Dopo diciassette anni di onorata carriera, la band di Stavanger, storico caposaldo del gothic metal, saluta i propri fan tramite un comunicato ufficiale pubblicato su internet, il quale lascia intendere che all'interno del gruppo sono ormai venuti meno i requisiti necessari per continuare a produrre musica insieme. Giusto il tempo di organizzare un dovuto tour d'addio e i battenti del teatro si chiudono con violenza, seminando amarezza e lacrime tra i fan più affezionati e gli estimatori di una scena che ha perso per sempre uno dei suoi più gloriosi rappresentanti.

Ma il sestetto norvegese non si dimentica affatto dei propri fan e, dopo essere entrati in combutta con la propria label, che li ha costretti ad autofinanziarsi quest'ultima release, i Nostri regalano ai posteri “Last Curtain Call”, testimonianza diretta (in formato doppio CD e DVD) dell'ultima esibizione live dei Theatre Of Tragedy. Quella che andremo ad analizzare in questa sede è la controparte audio del prodotto, che ripercorre la storia del gruppo, dagli esordi doom fino agli ultimi bagliori gothic metal, senza dimenticare il controverso periodo electro-rock. I sette album pubblicati da Raymond István Rohonyi e soci vengono passati in rassegna uno ad uno, anche se un occhio di riguardo è ovviamente riservato alle ultime due produzioni in studio, le uniche a vantare il contributo di Nell Sigland, chiamata nel 2004 a sostituire Liv Kristine (storica cantante della band, attualmente impegnata con i Leaves' Eyes) in seguito a un funambolesco licenziamento.

Tra gli applausi degli astanti, un tappeto di tastiera (ad opera di Lorentz Aspen, un membro fondamentale, se non il più importante, nel marchiare a fuoco gli sviluppi musicali dei Nostri) si diffonde tramite gli amplificatori, lasciando presto spazio ad una sezione ritmica che, con la tipica andatura pachidermica del doom, introduce “Hide And Seek”, opener dell'ultima fatica discografica “Forever Is The World”. I suoni sono cristallini e la precisione tecnica della formazione a sei (accompagnata al basso da un turnista) emerge in maniera evidente, ma è necessario ammettere che quella che stiamo ascoltando non è più una band in stato di grazia, come dimostra la successiva “Bring Forth Ye Shadow”, estratta dall'immortale “Velvet Darkness They Fear” (1996).

I Theatre Of Tragedy, in sede live, mostrano infatti un'impressionante debolezza a livello di voci, ovvero l'elemento che dovrebbe contraddistinguere ed elevare ai massimi livelli la loro proposta... Ciò che ci viene offerto, ahimè, è la performance un Raymond al limite della decenza, che tenta di emulare (con risultati spesso imbarazzanti) il growl di un tempo, alternando il tutto ad un cantato filtrato in stile Robocop, davanti al quale diventa difficile non trattenere qualche risata. Leggermente meglio la compagna Nell Sigland, tanto abile nell'interpretare i brani pensati e scritti per la propria voce, quanto fiacca e inadatta sulla maggior parte dei brani estratti dai primi tre album (il periodo elettronico, invece, sembra calzarle a pennello, nonostante la voce di Liv Kristine riuscisse a garantire molte più sfumature alle canzoni di “Musique” e “Assembly”).

Accade quindi che quella che dovrebbe essere la hit di un'intera carriera (“Der Tanz Der Schatten”) venga trasformata in un tripudio di starnazzi e molti altri pezzi storici sfigurino prepotentemente rispetto alle versioni originariamente incise in studio o presentate nel primo live album della band (“Closure:Live”). Nulla da eccepire, invece, sul fronte strumentale: nei sedici brani contenuti nel doppio CD la storia, la classe e l'originalità di una band sempre davanti a tutti in termini di ispirazione (almeno fino all'uscita di “Musique”) riescono a strapparci più di un consenso e, talvolta, causano qualche brivido lungo la schiena, anche se forse si tratta solamente di nostalgia nei confronti di tempi che non ritorneranno mai più (a questo punto il classico “Greatest Hits” avrebbe ottenuto gli stessi risultati senza gettare un'ombra di vergogna sulla resa di alcuni pezzi).

Complice, forse, l'emozione del momento particolare immortalato da “Last Curtain Call”, quello che resta oggi tra le nostre mani è il fotogramma di una storia giunta a termine attenendosi fin troppo scrupolosamente al nome scelto tanti anni addietro dalla propria compagnia.



Disc 1

01. Hide And Seek
02. Bring Forth Ye Shadow
03. Frozen
04. Ashes And Dreams
05. A Rose For The Dead
06. Fragment
07. And When He Falleth
08. Venus

Disc 2

01. Hollow
02. Storm
03. Image
04. A Hamlet For A Slothful Vassal
05. Fade
06. Machine
07. Der Tanz Der Schatten
08. Forever Is The World

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