Yes
Fly From Here

2011, Frontiers Records
Prog Rock

Un buon lavoro da parte degli Yes, a distanza di dieci anni dall'ultimo album.
Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 24/07/11

Dieci anni esatti sono passati da "Magnification", l'ultimo album dei colossi del progressive rock, gli Yes. Anche gli ultimi anni dei Nostri sono stati lievemente tormentati da avvicendamenti nella formazione, che ora vedono Benoit David, Steve Howe alla chitarra, Chris Squire al basso, Alan White alla batteria. Spendiamo una piccola parentesi sul ritorno di Geoff Downes, tastierista che ha militato pure nei The Buggles e negli Asia. Negli Yes l'artista in questione aveva già militato alla fine degli anni '70 ed aveva partecipato alla registrazione di "Drama".


Seguite bene quanto verrà scritto ora: la chiamata di Downes ha perfettamente senso, in quanto nel nuovo album "Fly From Here", l'omonima suite di circa venticinque minuti risulta essere del materiale a suo tempo non completato di "Drama". E' stato quindi ripreso, rielaborato, e riproposto in questo full-length. Questa lunga traccia è stata suddivisa in sei movimenti, un'overture e cinque parti distinte, estremamente gradevoli sia presi separatamente, che tutti assieme. Caratterizzata perlopiù da pregevoli parti di tastiera (che ricordano, non a caso, pure gli Asia di Downes), questa suite ha comunque un tema che viene ripreso in più frangenti e potrà risultare un po' ridondante e ripetitiva. Tutto sommato, Il lavoro è pregiato e scorre via etereo e leggero, con qualche sprazzo di Howe alla chitarra, che suona molto più incisivo e preponderante nei brani restanti di questo disco decisamente dalle sonorità anni '70 e come poteva essere altrimenti?


Tuttavia, ben lungi dal lodare in maniera eccessiva questo disco, che rimane un buon lavoro piacevole e ben prodotto da uno dei cantanti proprio degli Yes, Trevor Horn, sembra un po' che manchi la sana attitudine prog, quel sano sfoggiare qualche passaggio impegnativo, ma consono all'atmosfera di questo o quel brano. Il cantante, Benoit David, risulta essere un perfetto sostituto, fin troppo, oseremmo dire: l'artista in questione è stato scoperto dalla band proprio perché si esibiva in una cover band degli Yes. Ma la prova è molto convincente e gradevole, ma manca quell'aspetto un po' funambolico del genere, ovviamente con le dovute proporzioni.


Non si boccia di certo questo "Fly From Here", data comunque la qualità dei brani proposti, ma sicuramente si poteva cercare un po' più di ispirazione. Certo, dopo molti anni di carriera, qualche calo è plausibile: per fortuna, non è ancora così evidente il segno degli anni.





01. Fly From Here - Overture
02. Fly From Here - Pt I - We Can Fly
03. Fly From Here - Pt II - Sad Night at the Airfield
04. Fly From Here - Pt III - Madman at the Screens
05. Fly From Here - Pt IV - Bumpy Ride
06. Fly From Here - Pt V - We Can Fly (reprise)
07. The Man You Always Wanted Me to Be
08. Life On a Film Set
09. Hour Of Need
10. Solitaire
11. Into the Storm

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