Stream Of Passion
Embrace The Storm

2005, InsideOut Music
Prog Metal

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 02/07/11

Nel 2005 prende vita un nuovo side-project del mastermind degli Ayreon, Arjen Anthony Lucassen. Una nuova creatura si prepara ad entrare nel difficile mondo del metal progressivo, dominato da musicisti brillantemente abili nella tecnica ma spesso avari nel trasmettere anche solo una piccola emozione al proprio ascoltatore. Principio a cui nemmeno il noto compositore olandese (che decide di dedicarsi in quest'occasione soltanto alla chitarra ritmica) sembrava fare eccezione fino alla nascita di questo progetto.

Con la recluta di diversi componenti provenienti da svariate località dell'intero globo terrestre, prendono dunque vita gli Stream Of Passion. Dal Messico giunge il talento più evidente dell'intero ensemble, nonché simbolo della stessa band: Marcela Bovio, scoperta dal mastermind nel 2004 in occasione del monumentale doppio album "The Human Equation". L'eclettica cantante presta la propria voce avvolgente e calda, tecnicamente impeccabile ed emotivamente carica per ogni singola traccia cesellando una performance che definire ottima sarebbe addirittura limitante. E come se ciò non bastasse, il suo violino impreziosisce le linee melodiche delle canzoni senza disdegnare parentesi solistiche, lasciando ai quattro violinisti e ai tre violoncellisti che hanno preso parte alle registrazioni il compito di disegnarne i sottofondi sonori. Volutamente compaiono solo strumenti acustici (e nessuna campionatura), in sostituzione di un sintetizzatore che avrebbe sicuramente stonato con la naturalezza della resa sonora. Ed è sempre Marcela a tessere le liriche profonde e passionali di ogni singolo brano, tra le quali spiccano per intensità (accentuata dall'utilizzo della propria lingua madre, lo spagnolo) quelle della romantica "Nostalgia". Dalla stessa esotica patria proviene Alejandro Milian, eccezionale pianista che riesce a ricamare autunnali elegie che danno voce a cuori infranti. Alla chitarra troviamo un'altra rivelazione, sempre al femminile, proveniente dalla Svezia: Lori Linstruth; al basso e alla batteria troviamo, rispettivamente, gli altrettanto talentuosi Johan Van Stratum e Davy Mickers, autori di ritmiche non troppo complesse ma pur sempre godibili e in continuo crescendo.

Guardando gli Stream Of Passion ed ascoltando la loro musica balza subito alla mente una sicurezza a fare da garanzia: non si tratta di una band formata a tavolino, ma di un gruppo di sei persone pienamente convinte nel volere trasmettere forti sensazioni al proprio ascoltatore, senza impegolarsi in intricati sentieri sonori e rimanendo sempre spontanei e naturali. Nessuna forzatura è emersa dall'ascolto di questo debutto. Naturale ed immediato è stato anche il mio innamoramento nei confronti dell'album, che sembra fatto apposta per sondare gli aspetti più profondi dell'emotività umana ed è composto da dodici tracce che trovano il proprio punto di forza nella semplicità sonora che racchiude la chiave della perfezione (sebbene affermare ciò sia atipico in ambito prog) e nella sincerità dei sentimenti trasmessi. Con queste parole Marcela ha descritto il concept lirico di "Embrace The Storm": "Un viaggio introspettivo che narra dei dilemmi e delle vicissitudini che possono sopraggiungere nell'arco delle fasi che delimitano la vita. Si tratta di problemi diversi che possono portare a dei cambiamenti radicali nelle nostre esistenze, e il viaggio mira ad interpretarli nel migliore dei modi, senza traumi eccessivi".

Nella mente scorrono immagini in bianco e nero. Un'esile e di nero vestita figura femminile sopra la scogliera legge vecchie lettere ingiallite, asciugando di tanto in tanto una lacrima, mentre il vento le scombina i capelli ed agita le onde, alle quali ella rivolge la propria speranza, la vana speranza di giorni che non potranno mai tornare. È autunno, e le foglie, cadendo tutt'attorno, sembrano portarsi via la gioia di quei giorni lontani in cui la pace dominava, dentro e fuori. La gioia di ore in cui la passione scorreva impetuosa, come un fiume in piena, inondando il cuore e la mente. Ora, ci rimangono soltanto il rimpianto di momenti che sono stati troppo fugaci e la consapevolezza di un amore che è perduto per sempre, di occhi che non potranno più vedere la luce del sole. Una voce lontana, un'eco disturba costantemente i nostri sogni, ma la paura che invade la silenziosa quiete delle ore notturne non è nient'altro che un'illusione. Quella voce non è altro che una musa, che con il suo canto delicato ci invita a lasciarci andare alle nostre emozioni, ad abbracciare la tempesta, sentirne la maestosità e lasciarsi trasportare verso le nuvole.

Una tempesta emotiva che raggiunge vette altissime come nella catartica titletrack, nella malinconia mediterranea di "Nostalgia", nel disincanto di "I'll Keep On Dreaming", nel flusso di coscienza di "Deceiver", nell'inquietudine gotica di "Haunted", nei ricordi sbiaditi che affiorano in "Breathing Again" e nella tristezza sconfinata di "Open Your Eyes".



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