Pagan's Mind
Heavenly Ecstasy

2011, SPV
Prog Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 02/07/11

I Pagan’s Mind dovrebbero essere già conosciuti ai più, o per lo meno a chi si intende di musica rock/progressive metal. La band originaria della Norvegia è diventata con gli anni, e col sudore della fronte, un sigillo di garanzia, assicurando una qualità elevata a qualsiasi uscita discografica. Non fa eccezione, per fortuna, il nuovissimo “Heavenly Ecstasy”, quinto capitolo della loro discografia edito da SPV. La band, composta da Nils K. Rue alla voce, Jorn Viggo Lofstad alla chitarra, Steinar Krokmo al basso, Ronny Tegner alle tastiere e Stian Kristoffersen alla batteria, dimostra ancora una volta che il tempo è il fattore necessario ed imprescindibile per la produzione di un lavoro di qualità (ovviamente unito a una capacità di songwriting superiore al normale).

“Heavenly Ecstasy” infatti, giunge a quattro anni di distanza dal predecessore “God’s Equation”, acclamato da fan e critica come uno dei migliori lavori del combo scandinavo. Come direbbe qualche allenatore di calcio, squadra che vince non si cambia, e i Pagan’s Mind, fedeli a questo motto, non cambiano nemmeno da lontano la proposta musicale (purtroppo il chitarrista originario della band Thorstein Aaby, attivo dal 2000 al 2003, è deceduto nel luglio 2007), rimanendo fedele alla loro carriera e a quello che si aspettano fiduciosi i fan. La loro musica fatta di elementi progressive rock e metal è piacevole e studiata nei minimi dettagli (d’altronde, come detto da Nils: “ogni nuovo album sfrutta all’ottanta percento le idee che buttiamo giù durante la fase compositiva, vogliamo che l’album sia perfetto e non lasciamo nulla al caso. Preferiamo la qualità alla quantità”), immediata e non troppo zeppa di inutili tecnicismi, a differenza di quanto proposto ultimamente da molte formazioni progressive.

L’influenza vagamente egizia e soprattutto quella del film “Stargate” sono evidenti anche qui, a partire dalla prima traccia del lotto, “Eyes of Fire”, che ha dalla sua un bellissimo giro di synth e un refrain accattivante. Ancora più convincente è, a parere mio, la successiva “Intermission” a cui si aggiunge quasi a sorpresa “Into The Aftermath”; un trittico iniziale davvero sopra le righe, che sicuramente saprà magnetizzare la vostra attenzione nel caso doveste ascoltare per caso una di queste tre in un locale o a casa di amici.

Un plauso alla voce calda e pulitissima di Nils va fatto, un’ugola come la sua è perfetta per questo gruppo, morbida e amichevole, capace di variare tonalità e stile per adattarsi ai diversi passaggi ritmici e all’atmosfera del brano. Forse è proprio quell tratto caratteristico in più che fa risaltare i Pagan’s Mind rispetto ai colleghi del settore. La produzione è ottima (il disco è stato mixato da Stefan Glaumann già attivo con Rammstein, Within Temptation, Europe e Def Leppard), gli arrangiamenti pure, c’è spazio anche per canzoni marcatamente più pop-oriented ed innovative come “Live Your Life Like a Dream”, brani più aggressivi come “The Master’s Voice” (mi riferisco al quasi screaming che ogni tanto fa capolino) e alle soavi ballate come “When Angels Unite”.

I Pagan’s Mind non deludono, continuano a scrivere buona musica e convincono. Il lasso di tempo intercorso tra il nuovo e il vecchio album dovrebbe dimostrare a numerosi gruppi come il tempo serva a produrre album di ottima fattura, senza lasciarsi prendere dalla fretta e dai doveri istituzionali della propria etichetta. Ovviamente ci sono due lati della medaglia, ma questo è un discorso che andrebbe approfondito in una diversa sede; per ora godetevi il nuovo pargoletto, e se ce la fate andate a vedere questi ragazzotti. Di musica, loro, ne sanno qualcosa.




01.Contact
02.Eyes Of Fire
03.Intermission
04.Into The Aftermath
05.Walk Away In Silence
06.Revelation To The End
07.Follow Your Way
08.Live Your Life Like A Dream
09.The Master`s Voice
10.When Angels Unite
11.Never Walk Alone

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