Dumper
Rise Of The Mammoth

2011, Nadir Music
Heavy Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 29/06/11

"Un libro non si giudica mai dalla copertina!"

Quante volte avete sentito dire questa frase? Lo stesso dovrebbe valere per un disco, ma talvolta capita che una copertina attiri talmente tanto la vostra attenzione, da non poter fare a meno di interessarvi al contenuto. In fin dei conti è a questo che serve no? Un volta tanto un po’ di “superficialità” si è rivelata utile, facendoci scoprire una delle migliori realtà made in Italy in fatto di heavy metal.

Etichettare i Dumper è al contempo semplice ed estremamente complicato. Per dare un’idea di come suonano, bisognerebbe riuscire a mescolare gli stilemi di buona parte delle band che hanno fatto grande il genere, cercando però di non cadere nell’errore di pensare al solito gruppetto di derivazione. I Nostri si presentano sul mercato con un’opera prima già cosi ricca di personalità che le influenze, seppure evidenti, non sono che un gioco di rimandi divertente ed appassionato. “Dumper” ha il gusto di un pezzo dei più tirati preso nel carniere dei Motorhead. Facendo una breve ricerca potreste scoprire che nel passato della band c’è uno dei migliori tributi al combo di Lemmy e compagni, quindi c’è poco da stupirsi. Il pezzo avanza pesante e spaventoso, facendo pensare ad un autoarticolato lanciato a velocità folle sull’autostrada. La sensazione è d’essere investiti da alcune tonnellate di metallo urlante. I rimandi continuano con “Volts”, brano che ricorda certi Kiss con una marcia in più in termini di potenza e una in meno in fatto di orecchiabilità. Con “Black eyes” troviamo una strizzatine d’occhio agl’anni ottanta. Uno dei pezzi più easy - listening del disco. L’incipit di “Drag me to hell” è invece uno dei passaggi più divertenti dei 50 minuti scarsi del cd. Immaginatevi di ascoltare un pezzo dei Metallica cantato dalla voce dei Megadeth… vi garantisco che non è solo un modo di dire. Incredibile!

Giunti alla metà della tracklist entriamo nel vivo dell’arte dei Dumper. La strumentale “The Melting Eye” ripesca un po’ delle atmosfere doom dei primi settanta spostandole però sui registri sludge dell’ultima decade. Messi nella giusta predisposizione d’animo ci dedichiamo cosi alla title-track. L’impronta non cambia rispetto alla precedente. Non certo un brano di facile ascolto, impegnativo nella forma e nelle tematiche, mette in luce delle doti che speriamo abbiano occasioni future per essere approfondite. Quel che rimane del disco non abbassa minimamente la qualità d’insieme, arrivando anzi sul pezzo di chiusura ad un picco compositivo assolutamente d’eccezione.

I Dumper sono una bestia preistorica pesante, inarrestabile e vecchia come il mondo da cui emerge. Incapace di accettare l’estinzione il mostro heavy metal risorge di nuovo e con un po’ di fortuna la sua marcia è solo all’inizio.



01. Dumper

02. Volts

03. Black Eyes

04. Drag Me To Hell

05. The Melting Eye (Instrumental)

06. Rise Of The Mammoth

07. On And On

08. Lamb Of The Slaughter

09. Ticket To Ride

10. The Revenge Of Scylla

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