Evergrey
Torn

2008, SPV
Heavy Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 03/04/09

Gran gruppo questi Evergrey. Seguo l’evoluzione degli svedesi da una decina d’anni e dopo aver vivisezionato scrupolosamente il nuovissimo “Torn” sono tuttora convinto che il loro disco migliore, vuoi per rinnovata ispirazione dopo “In Search Of Truth” (2001), vuoi per l’allestimento di accordi preziosi e di melodie ficcanti, sia quello di mezzo: Recreation Day (2003).

Oggi Tom Englund, nel suo infinito sperimentare, ci consegna una forma-brano più accessibile, l’avevamo intravisto con “The Inner Circle” (2004) e confermato quella sensazione con Monday Morning Apocalypse (2006). Oltretutto, il passaggio di consegne da Inside Out Music, etichetta rinomata per i suoi prodotti progressive metal, a SPV Steamhammer, che tratta metal più melodico, è ulteriore sintomo di quella innovazione. Ma fate attenzione a non fraintendere le mie parole: gli Evergrey sono riconoscibili dal primo all’ultimo minuto di Torn, quanto basta per consigliarvi già da ora l’acquisto del disco.

C’è un evidente snellimento delle soluzioni ritmiche, molto meno complesse, c’è una ricerca più approfondita della melodia (che si rispecchia nei ritornelli) e non mancano gli arzigogoli tecnici, forse l’emblema della premiata ditta Englund & Co.
L’atmosfera dark è intatta e l’album evolve trasmutando il suo incedere da lieve (Broken Wings) a sostenuto (Fear, la migliore) fino alla spavalderia strumentale di These Scars, brano che sorprende per l’accortezza negli arrangiamenti  e per i flussi armonici quasi irrazionali.

Non dovete aspettarvi una retrospettiva della carriera degli Evergrey perché Torn, dal mio punto di vista, è un’evoluzione (qualcuno parlerà addirittura di devoluzione). I pezzi convincono, il materiale è meno sofisticato ma più attraente, azzerati i tempi morti e le costruzioni incoerenti. Gli Evergrey sono una band di fuoriclasse che non ha ancora compiuto il salto che da accesso al capolavoro: qui ribadiscono ancora una volta pubblicando “soltanto” un ottimo lavoro, il solito oserei aggiungere.





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