Atome Primitif
Three Years, Three Days

2011, Urban 49
Shoegaze

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 18/06/11

Ultimamente, lo shoegaze è una corrente che viene spesso seguita da formazioni più o meno giovani; anche con gli Atome Primitif, difatti, ci troviamo di fronte ad un’opera dal forte carattere alt-rock dei ‘90s, con spleen di chitarra ed atmosfere dilatate, il tutto però imbastardito da diversi elementi musicali. E per questa caratteristica, nonché per una spiccata presenza femminile nella formazione e la voce delicata di Azzurra Giorgi, tornano alla mente le Lilies On Mars; tuttavia, se per il terzetto oramai inglese – ma italianissimo d’origine – la contaminazione era una deriva maggiormente pop/punk, nel caso di questo quartetto le atmosfere sono decisamente più elettroniche, distese ed ovattate.

Ma non è solo la morbidezza di una “January The 7th” a regnare sovrana su questo inciso: dentro ci troverete anche fraseggi jazz (“Indù”), chitarre stoner (“Air”), la destrutturazione elettronica di una “Machine”, la stessa elettronica pronta a trasformarsi in un meraviglioso gioco struggente nella derivazione kitchen di “Tuna Drama” (storia dolceamara di un tonno che dal mare finisce un piatto di spaghetti – più kitchen di così…). Il pregio di questo disco, poi, è quello di saper crescere lungo il suo svolgimento, e proprio a partire dal già citato singolo di “Tuna Drama”, per cui ecco forte lo spirito sia shoegaze che cantautorale al femminile esplodere su “Walking”, la derivazione crepuscolare che piacerebbe ad Akira Yamaoka su “Morning Rain” e gli echi Björk finalmente espressi su “Concert In My Head” (björkesca sin dal titolo).

Asciutto nella produzione (con un tocco di estro conferito da Josè Fiorilli, tastierista già al lavoro per Irene Grandi e Ligabue), e probabilmente ostico per chi non è abituato a certe ruvide atmosfere contemplative, negli effetti “Three years, Three Days” è un disco che non ha perso di espressività nella sua condensazione (pensato in 3 anni, inciso in soli tre giorni), per cui rimane un ascolto particolarmente consigliato a chi voglia l’ennesima alternativa italiana allo spirito rock inglese di venti anni fa. Si comincia forse ad essere in tanti pesci in questo acquario, ma finché la musica prodotta rimane di qualità come in questo caso, direi che non c’è proprio da lamentarsi.



01. Intro
02. Indù
03. Air
04. January the 7th
05. Silver House
06. Machine
07. Tuna Drama
08. Walking
09. Morning Rain
10. Concert In My Head
11. Amor&Psyche

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