Journey
Eclipse

2011, Frontiers Records
AOR

La magia dei Journey racchiusa in un disco che vale tanto oro quanto pesa...
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 10/06/11

Il rock americano è tornato a splendere come negli anni ottanta, ora è ufficiale. A capo della nuova cordata di release extra-lusso, e con una base di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, ci sono i Journey, band entrata nel mito con “Don’t Stop Believin’”, oggi sigla inamovibile del serial campione d’incassi Glee, con “Faithfully”, “Separate Ways”, “Any Way You Want It” e con tante di quelle canzoni che ad elencarle tutte non basterebbe il doppio del tempo a disposizione per stilare questa recensione. Fonte di estesa e spietata emulazione, i Journey dal settantacinque in poi hanno sconquassato il mondo del rock vivendo ciò che una formazione di fama interplanetaria vive in modo quasi automatico: i giorni del successo, quelli del declino, cambi di line up, di stile, lo scioglimento, la reunion… tutto. Il sottoscritto, è bene precisarlo, è un grande estimatore dell’era Steve Perry (1977-1997), cantante che ha lasciato il segno su un disco storico, “Escape” (1981), ma è l’intera carriera dei Journey a rasentare la perfezione grazie a un parco compositori d’alta classe, nonostante le autorevoli alternanze al microfono (Gregg Rolie, Robert Fleishman, Steve Augeri, Jeff Scott Soto e l’attuale Arnel Pineta) e agli altri strumenti.


Vi abbono la tiritera sui gradi e premi conseguiti e vado a relazionarvi su "Eclipse", disco al quale seguirà un tour che, per la prima volta in assoluto, vedrà i Journey esibirsi anche in Italia: appuntamento quindi a Milano il prossimo 21 giugno col supporto di Foreigner, Night Ranger e Thin Lizzy. Ascoltandolo dall’inizio alla fine si ha il senso di una linearità espressiva rimasta inalterata: il 2011 raccontato come fossimo nel 1981, ma con gli strumenti e le tecnologie attuali. Non ci sono momenti incerti, solo qualche piccolo calo ti tensione nella seconda metà, ma il rock melodico fuoriesce con tale eleganza e profondità da sciogliere qualsiasi dubbio su chi sia ancora oggi il gruppo AOR per eccellenza. Il punto forte, oltre alla produzione del maestro Kevin Shirley che vale ogni centesimo scucito per assicurarsela, sono gli arrangiamenti, in quanto restituiscono in un sol colpo tutta la gloria che il genere ha rastrellato dalla notte dei tempi fino ad oggi. Non ci credete? Lasciatevi cullare dalle armonie del singolo “City Of Hope” o dal refrain infallibile di “Chain Of Love”, resterete senza fiato durante l’ascolto della ballata “Tantra” (pianoforte e archi da brividi) per poi continuare il viaggio attraverso le impeccabili progressioni melodiche di chi ha passione sterminata per il proprio lavoro… e classe da vendere. Mi viene in mente un solo gruppo in grado di insidiare i Journey per la palma dei migliori di tutti i tempi: avete mai sentito parlare dei Boston?


Un disco che vale tanto oro quanto pesa. “Eclipse” è un lavoro carico d’ambizione, realizzato da musicisti (Neal Schon su tutti) di caratura superiore che hanno scritto pagine e pagine di storia del rock: gente che, quando chiamata in causa, difficilmente sbaglia. L’equilibrio tra suoni e melodie è perfetto, se state cercando di conoscere il mondo dell’aor e volete partire con qualcosa di attuale… fermatevi qui.





Speciale
Sei valide ragioni per partecipare al Copenhell

LiveReport
Sziget 2019: la 27esima rivoluzione dell'amore - Budapest 07/08/19

Intervista
Twilight Force: Alessandro Conti (Allyon)

Recensione
Equilibrium - Renegades

Recensione
Slipknot - We Are Not Your Kind

LiveReport
Metal for Emergency 2019: Anthrax, Destrage & more - Filago 04/08/19