Behemoth
Thelema.6

2000, Avantgarde Music
Death Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 01/04/09

Il disco della conferma. Se il precedente Satanica aveva segnato la svolta nella carriera dei Behemoth, Thelema.6 rappresenta sicuramente la conferma. Un lavoro questo che sancisce definitivamente che la svolta death è stata "buona e giusta" e che ribadisce le ottime potenzialità del gruppo polacco.

Thelema.6 non si allontana eccessivamente dai territori battuti con Satanica, anche se a mio avviso questo lotto di canzoni risulta essere più convincente. Innanzitutto il livello tecnico del combo è ulteriormente migliorato, è stata riposta più attenzione nella stesura dei brani, che suonano più violenti e dinamici che mai, inoltre gli arrangiamenti sono più curati che in passato. Tutta la band sembra migliorata e consapevole dell'importanza che viene ad assumere questo disco. Per fortuna i Behemoth non falliscono e confezionano un album che soddisfa sotto tutti i punti di vista. La componente death si fa qui ancora più preponderante, senza però rinnegare l'attitudine e lo spirito black che pervade le trame del disco. Le tracce scorrono veloci ed impetuose, tra riffs che si rifanno al death americano (Morbid Angel in primis) senza risultare ripetitivi, stacchi atmosferici e divagazioni black e viking (in misura minore). Nonostante i continui problemi di linu-up, dovuti alla dipartita di L.Kaos, e al conseguente inserimento di Havok (chitarra) e Novy (basso, unicamente come "guest appearance) la formazione sfoggia una prestazione maiuscola, assicurata dai due pilastri portanti Nergal ed Inferno.

In apertura è posta una delle hit del gruppo: Antichristian Phenomenon, che racchiude tutte le caratteristiche della musica dei Behemoth. Veloce, potente, dinamica, con un occhio di riguardo anche alla componente atmosferica che dona quel tocco di epicità che io trovo irresistibile. Scorrendo la tracklist non si può non segnalare l'accoppiata Inflamed With Rage e Pan Satyros. La prima è una cavalcata inarrestabile che sprizza rabbia da tutti i pori, la seconda è una traccia meno tirata delle precedenti che presenta una spiccata vena viking; il break centrale del brano è da brividi così come il finale dove chitarre e batteria si fanno epiche e marziali con tanto di brevi accenni di cori. Tema che viene riproposto anche nella quinta Natural Born Philosopher con una malinconica chitarra acustica. Segue poi un brano che è diventato un classico dei live show del gruppo, Christians To The Lions, semplicemente dirompente. Il resto del disco mantiene sempre molto elevata la qualità media delle composizioni, anche se i due pezzi in chiusura Vinum Sabbati e 23 (The Youth Manifesto) ammaliano per teatralità e carica emotiva. Come nel precedente lavoro, numerose tracce "silenziose" ci conducono alla fine del disco.

Per i Behemoth i testi hanno assunto sempre grande importanza e neppure questa volta vengono meno. Le lyrics curate da Nergal e da Krzysztof Azarewicz trattano i temi dell'occulto, prendendo come spunto autori importanti come Crowley, Milton e Blake. La produzione è molto buona, con suoni perfettamente distiguibili e precisi. Secondo me fin troppo puliti, il che in dischi di questo genere non sempre è un vantaggio. Infatti le chitarre risultano poco "corpose" e la batteria un po' piatta. Nulla da dire riguardo l'inserimento di qualche tastiera o effetto elettronico.

Thelema.6 è quindi un lavoro estremamente interessante e di indubbio valore. La prova tangibile di come una band possa evolversi e migliorare disco dopo disco, senza per questo snaturare eccessivamente l'essenza del metal estremo. Un cd che meriterebbe più attenzione da parte degli appassionati di questo genere.



Intervista
Bring Me The Horizon: Matt Nicholls; Jordan Fish

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Alibi"

Recensione
Smashing Pumpkins - Shiny And Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun.

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Thousand Souls Of Revolution"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "La Notte Di Valpurga"

Recensione
Muse - Simulation Theory