Alcest
Le Secret [Reissue]

2011, Prophecy Productions
Black Metal/Shoegaze

Recensione di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 14/05/11

Neige è il nome con cui si fa chiamare la vera mente degli Alcest: "neve"... una cosa candida, soffice, impalpabile. La scelta non dev'essere senza un senso, anzi dovrebbe averne parecchio per tutti quelli che da lui si aspettano un disco black metal, dati i suoi precedenti trascorsi. Ma lui, Stéphane Paut, sembra lontano anni luce dagli Abbath o dai Demonaz Occulta (giusto per rimanere in tema di pseudonimi del mlack...), ne è distante soprattutto nello spirito. Neige canta versi di Baudelaire avvolto da una magica bruma che arieggia fra muri di suono e arpeggi, uno spirito, appunto, che ha molte più ragioni di parentela con lo shoegaze, il dream pop e il post rock. Domandarsi se gli Alcest, già autori del capolavoro "Souvenirs D'un Autre Monde", siano degli innovatori del black o dello shoegaze è una questione un po' oziosa, pechè dopo pochi minuti di ascolto emerge una musica che brilla di luce propria, fuggendo dalle catalogazioni più strette. L'atmosfera e la distorsione soffusa si sposano con la velocità dinamitarda di matrice black, svegliando a suon di fiammate i torpori eterei dalle pause acustiche.

"Le Secret", EP già uscito nel 2005, viene ora riproposto con gli stessi due pezzi (due suite di 13 minuti ciascuna) accanto alle versioni originali. Il senso dell'operazione potrebbe essere riassunto nella volontà di rendere più efficace la produzione, ma si nota anche un gusto più brillante e solare rispetto alle versioni originali: infatti i fraintendimenti di alcuni ascoltatori spinsero Neige ad affermare: "Un umore oscuro? [...] Ho in programma di ri-registrare "Le Secret" molto presto, mi auguro che questa volta non vi sarà alcun fraintendimento in quanto non sei la prima persona a valutare la mia musica come musica dark." Le nuove registrazioni aggiungono suoni più freschi, ma a livello compositivo i due brani sono proprio gli stessi. Forse non avrebbe avuto neanche troppo senso metterci mano: le composizioni erano tutt'altro che abbozzate o messe di fretta su nastro. La spiegazione potrebbe dirsi così già conclusa  per quanti già conoscano la prima versione di "Le Secret", tuttavia l'occasione di descrivere nel dettaglio i due riuscitissimi pezzi non ce la possiamo far mancare.

L'inzio è tutto per un arpeggio in pulito dal dal vago sapore post-rock, la sensazione è quella di un avvio in sordina, attesa e cautela. Infatti non è che l'introduzione che precede il poderoso scrosciare delle due chitarre che per quasi tutto il pezzo costituiranno un tappeto costante con una regorare ritmica a terzina. Insieme all'arrivo della voce la batteria si fa decisa e veloce, su modello black, mentre il canto rimane dolce ed evanescente  intonando liriche che hanno il colore della poesia bucolica e il suono della pittura impressionista:

"Appoggiato sulla vita, uno sguardo puro di un bambino
Per inalare i dolci profumi emanati
Di un giardino dal quale tu venerasti il segreto,
Cantano poi le ragazze ridenti e diafane
Del fiume scintillante e perlaceo.
"

Giunti al cuore della composizione appaiono i tutti tratti di un crescendo orchestrale, ma le protagoniste sono le due chitarre (amalgamate in modo tale da sebrare quasi una sola) che sfrigolano gazzarre di accordi di chiara derivazione classica; infine l'esplosione ritmica e il ritorno alla stasi del tema iniziale. Il secondo brano, "Elevation", dopo una morbida introduzione affidata alle tastiere parte alla carica con un gusto, se vogliamo, un po' più metal rispetto all'episodio precedente: la voce non canta più in pulito, ma è un urlo lancinante a declamare una poesia di Baudelaire (anche se ben poco può essere afferrato delle parole). Nel momento in cui la canzone tira il fiato le sei corde esprimono il tema musicale più riuscito, con uno scintillante assolo in tapping.

Un giudizio globale su questo EP non può prescindere dal fatto che gli Alcest diano un tono personale a ogni cosa che toccano e per tale motivo l'ascolto non è mai del tutto ingiustificato. Nel caso di "Le Secret" abbiamo ribaditi e levigati due pezzi che certamente già meritavano e che ora suonano più incisivi e puliti per quanto immutati nella struttura. Nel caso vi siate persi la prima edizione è da ascoltare a occhi chiusi.



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