About Wayne
Rushism

2011, Nerdsound Records
Alternative Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 10/05/11

Tutta questione di sensibilità. Quello che spesso ci vuole per saper apprezzare una proposta come quella degli About Wayne è una particolare sensibilità per le atmosfere un po’ ovattate, quelle in grado di dare forma al tormento del ragazzino anni novanta che passato il duemila si ritrova adulto ma più piccolo e fragile di prima. Serve il giusto livello empatico per comprendere certe sonorità, ma serve anche e soprattutto per saperle mettere in opera. “Rushism” riesce perfettamente in tutto questo; se un simile sforzo sia da premiare starà a voi deciderlo.

I romani About Wayne danno alle stampe il loro primo Lp, un lavoro che appare straordinariamente curato in ogni sua parte. Prima di qualsiasi considerazione di natura tecnica si è voluto quindi mettere in chiaro come, almeno nelle intenzioni, questo platter si porti a casa tutta la nostra stima. Si parlava di sensibilità e chi vi scrive deve ammettere di essere lontano miglia da certe sonorità e in seria difficoltà nel tentativo di comprendere a pieno la proposta dei Nostri. Detto questo non serve però un consumato ascoltatore di “30 Seconds to Mars” per rendersi conto di trovarsi di fronte a gente con i numeri.

Le tracce di “Rushism” scorrono con una naturalezza che ha ben pochi precedenti. Forse la scelta di mantenersi su una produzione leggera, di alta “digeribilità”, è l’unico punto davvero discutibile, ma potrebbe a tutti gli effetti fare la fortuna della band. La voce di Speziale potrebbe facilmente trovare posto tra le fila dei più famosi vocalist d’oltre oceano appartenenti al genere, il lavoro alle chitarre cosi come quello sinceramente straordinario alla sessione ritmica creano un impasto di suoni solido, efficace e privo di particolari sbavature. Superata senza colpo ferire l’opener “The Maniac of the Seventh Floor” si passa alla più efficace “Black Hole Shoe”, “Pretty” e “V” mostrano poi dei muscoli compositivi insospettati. Si tratta di pezzi il cui spessore si misura non tanto in originalità, quanto in esecuzione e rappresentazione del genere, in questo caso impeccabile.

Trovare spazio per una cover in un disco di una quarantina di minuti potrebbe essere una scelta azzardata, andare a scegliersi una cover dei Beatles è però una mossa che si rivela indovinata e con qualche arrangiamento di mestiere molto ben inserita nella tracklist del disco. In barba agli estimatori, “Eleanor Rigby” non è neppure per sbaglio il momento migliore offerto dalla band ma non manca di mordente. La trasognata “The Glance of the Other” prende subito le distanze e si pone immediatamente su ben altri livelli d’ispirazione.

Non temano coloro che da una band necessitano anche qualche momento più energico. “Bugs” viene in aiuto e la dichiarazione d’intenti degli About Wayne finisce con il delinearsi perfettamente giungendo alle battute finali. Di strada per i capitolini ce n’è ancora molta da fare, ma questo è di certo un esordio che merita non solo d’essere premiato ma cosa più importante ascoltato!



01. The Maniac of the Seventh Floor

02. Black Hole Shoe

03. Caries

04. Pretty

05. V

06. Eleanor Rigby

07. The Glance of the Other

08. Bugs

09. Hogh

10. Interpretation of a Nightmare

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