Wilde Starr
Arrival

2009, Fornace Maximus Records
Heavy Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 27/04/11

Mamma mia che godimento! Un inizio poco serio voi direte per un articolo che dovrebbe inserirsi in un contesto di provata professionalità. Beh, a dirla tutta, ogni qual volta mi capita di mettere le mani su un disco come questo, metto volentieri da parte la forma in favore di un più schietto entusiasmo! Per l’analisi dettagliata della proposta del duo Wilde Starr ci sarà tutto il tempo, per ora lasciatemi esprimere tutto il compiacimento possibile di fronte ad uno di quei rari esempi di heavy metal d’alta scuola.

"Arrival" non è esattamente il prodotto di un sodalizio tra scolaretti. Se London Wilde, straordinaria voce portante del disco, ha dalla sua un background di tutto rispetto, non ha però la fortuna di aver legato il proprio nome a moniker di grande risonanza. Nulla però viene tolto ad un’esperienza maturata in anni di lavoro in studio e non, con musicisti di classe. La voce di Wilde si dimostra infatti uno strumento rodato, forgiato nel fuoco dell’ispirazione di mostri sacri come il compianto Ronnie. Le influenze risultano infatti assolutamente innegabili. Sarebbe poi facile congedare la Wilde come l’ennesima incarnazione moderna di una Doro, che ormai è assurta ad esempio massimo di vocalist femminile dell’ambiente metal. Se nella cantante ci sono infatti richiami alla signora dei Warlock, sono per lo più nel look. Ma diciamocela tutta, se vuoi essere riconosciuto come araldo di un certo movimento, è diventato ormai da molto tempo un must assoluto vestirne anche i panni. È cosi succede che due musicisti che di certo non avrebbero alcun motivo di rimarcare le proprie origini artistiche, debbano figurare in foto ai limiti del grottesco su bookled spesso di scarso pregio. Ecco quindi che insieme alla Wilde, ci troviamo ad ammirare il ben noto chitarrista (e in quest’occasiobe anche bassista) Dave Starr, in pose da guitar hero che francamente ci saremmo risparmiati. Ma poco importa perché di posticcio e mal arrangiato in questo "The Arrival2 c’è solo l’artwork (che potrebbe, anche solo per goliardia, partecipare del successo dell’opera). Tra le dieci tracce che compongono il cd non c’è un momento di stanca, non un passaggio gratuito o semplicemente rugginoso.

L’apertura affidata a quello che rimane forse uno dei momenti migliori dell’intero full. “Rose in the Dark” fonde un gusto strepitosamente anni ottanta nelle liriche e nel piglio, ad una pienezza di suoni e composizioni allo stato dell’arte. Il pezzo come i successivi presenta una non trascurabile componente di progressive che viene però utilizzata con una sapienza straordinaria da Starr. Non si percepisce alcun virtuosismo gratuito, mai si ha l’impressione che l’uno o l’altra stiano semplicemente cercandosi lo spazio per una dimostrazione di potere. La tittle-track è giustamente il buon sunto di tutto il disco e non lesina in tocco duro né in toni oscuri che si sposano con atmosfere epiche e tragiche in un sodalizio strepitoso. È proprio il lato oscuro che ha la meglio in “Touching God”. Procedendo su un incedere sgravato e trascinato, lascia libero spazio alla vocalist di dare forma ad una performance che se non è la migliore del platter è sicuramente una di quelle che colpirà maggiormente al primo ascolto. Una certa sensazione di già sentito colpisce solo sulle note della iper-adrenalinica “Rise”. Forse un po’ troppo Judas Priest o Helloween di Push. La cosa non è necessariamente un male, tutto dipende da quanta originalità pretende chi ascolta. "Arrival" ha un suo carattere ben definito e l’accoppiata che lo ha partorito riesce ad assumere un’identità assolutamente unica e riconoscibile, ma si tratta di un equilibrio sottile determinato più dalla maniera in cui gli ingredienti si mescolano che all’originalità degli stessi. Detto questo tanto Dave Starr quanto London Wilde, hanno personalità da vendere e non si fanno pregare per riversarne quanta più possibile nel loro primo lavoro insieme.

Wilde e Starr sono attualmente in studio per dare alla luce il seguito di "Arrival" e, considerato che la classe non è acqua, ci sono tutti i buoni motivi del mondo per aspettarsi un lavoro quanto meno all’altezza del precedente. Nel frattempo il consiglio è di lanciarvi su questa chicca heavy-metal senza pensarci un attimo!



01. Rose in the Dark

02. Arrival

03. Touching God

04. Rise

05. Down of the Sun

06. In this World

07. Generation Next

08. Nevermore

09. Voice in the Silence

10. The Chain

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