Brian Setzer
Setzer Goes Instru-MENTAL!

2011, Self Dog Records
Fusion

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 25/04/11

Recensendo dischi rock o più spesso metal, ci sono un paio di influenze o per meglio dire veri e propri generi che, salvo in rarissime eccezioni, è praticamente impossibile incontrare. Si tratta del “Divertimento”, ormai più noto con la sua definizione inglese di “Divertissement” e del “Sentimental”. Un peccato, ma talvolta però basta aspettare… Brian Setzer torna a dare sfoggio della sua straordinaria arte di compositore, arrangiatore e di interprete prendendo a piene mani gli stilemi dei due generi e usandoli come chiave di volta di un disco incredibilmente gradevole, leggero e ricostituente.

Una volta tanto appare doveroso fare un po’ di accademica per poter parlare con i dovuti crismi di un disco che, paradossalmente, tutto vuole fuorché risultare pedante. Nella sua accezione musicale il “Divertimento” indica solitamente una composizione o un’insieme di composizioni pensate per risultare il più facilmente accostabili, piacevoli e scorrevoli possibile. C’è anche un’interpretazione del termine in senso puramente tecnico che risulterebbe di un qualche interesse (e comprensibile) solo agli addetti ai lavori. Per mero gusto goliardico riporto quanto ci viene suggerito dalla sempre ricca ed altrettanto nebulosa Wikipedia: “…questa accezione tecnica della parola "divertimento" contempla un'estensione che dalla fuga va alla forma sonata bitematica tripartita…”. Se qualcuno di voi si sta chiedendo se per caso non si tratti di una supercazzola, degna del miglior Tognazzi, la risposta è no, ma con tutta l’umiltà e la sincerità del caso posso garantirvi che messa in questi termini la cosa non ha molto senso neppure per chi vi scrive!

Il “Sentimental” non si lega invece a nessuna tecnica precisa, quanto più a temi e sottogeneri come quello delle serenate o per farvela più semplice ad un certo Elvis di brani come “Are You Lonesome Tonight”. Gli anni ’50 hanno fatto la fortuna del genere di crowner quali Dean Martin o Sammy Davis Jr.. Ora che ci siamo sfogati, e abbiamo fatto la felicità dei tecnici della frangia estremista, possiamo tornare a parlare di musica intesa come piacere e passione. Setzer dimostra di saper far perfetto uso tanto dell’aspetto pratico quanto di quello atmosferico, mettendo insieme un disco la cui unica pecca è forse la brevità. Una volta tanto mi trovo a desiderare qualche traccia in più. Fin da subito Setzer decide di dare il giusto tributo ad un grande d’altri tempi, piazzando in apertura del cd una “Blue Moon of Kentucky” da antologia. In mano a Brian il pezzo perde quasi completamente la sua impronta folk/country e ne acquisisce una jazz con una vaga vena da Blue Awahii. I tributi non finiscono qui comunque. A seguire troviamo lo standard jazz di Ray Noble “Cherokee” meglio nota come “Indian Love Song”. Questa volta non ci sono grandi ri-arrangiamenti, l’esecuzione però è da perderci la testa! È la volta quindi di “Be-Bop-A-Lula” che assume dei colori non certo inaspettati, conservando gran parte di quanto Tex Davis e Gene Vincent vi avevano già messo a suo tempo. Forse uno dei momenti che meno spiccano nel complesso.
Se doveste riuscire a trattenere il sorriso durante l’ascolto di “Earl's Breakdown”… beh l’unica spiegazione è che abbiate avuto una giornata davvero da incubo! Il Bluegrass ha in sé qualcosa che quasi inevitabilmente suscita una certa ilarità, vuoi per il suono del banjo, vuoi per le fortissime radici folk, ma bastano questi due minuti scarsi a iniettare il buon umore.

Con “Far Noir East” Setzer comincia a fare sul serio, ipnotizzandoci con un jazz intriso di atmosfera da film noir. David Linch probabilmente venderebbe l’anima per un pezzo cosi in un suo film. Giusto per non farseli sfuggire un po’ di Be-Bop e Swing vengono infilati nelle successive “Intermission” e “Go-Go Godzilla”. Quest’ultima dotata di una carica veramente micidiale. Per il principio di dare a Cesare quel che è di Cesare, ed una volta tanto non si tratta di pugnalate, è doveroso segnalare anche il contributo straordinario di Johnny Hatton al basso e quello alla batteria di Noah Levy.

Setzer Goes Instru-MENTAL!” è un’esperienza piacevole e rigenerante come un pomeriggio di sole di tarda estate. Se non siete dipendenti da sintetizzatori o chitarroni distorti, questo è un appuntamento assolutamente impedibile!



01. Blue Moon of Kentucky

02. Cherokee

03. Be-Bop-A-Lula

04. Earl's Breakdown

05. Far Noir East

06. Intermission

07. Go-Go Godzilla

08. Lonesome Road

09. Hillbilly Jazz Meltdown

10. Hot Love

11. Pickpocket

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